È IL SIGNORE CHE SI FA MIO FRATELLO
Mc12, 35-37
Gesù interroga chi
non osa più interrogarlo.
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Pone domande,
più che affermazioni,
per sollecitare
alla scoperta
alla ricerca
della sua identità.
È il suo stile,
lui non si impone,
si propone:
220 domande,
37 parabole.
La prima parte
del vangelo culminò
nella domanda:
ma chi è mai costui?
La seconda parte
in un’altra domanda:
ma voi chi dite che io sia?
La terza culmina in questa,
nella quale Gesù
non pone un indovinello
ma suggerisce,
fa intuire che il Messia
non è solo:
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– il figlio di Israele promesso,
figlio di Davide,
della nostra storia,
– ma addirittura il Signore, superiore ad ogni attesa,
figlio del cielo.
Lo dirà davanti al sinedrio
nell’ultima notte (14,61)
e lo capirà il centurione
alla croce.
È il Signore
che si fa mio fratello.
Noi siamo pronti a dire:
chi è Gesù?
Gesù è Dio.
Ma, invertendo soggetto,
non siamo pronti a dire:
chi è Dio?
Dio è Gesù.
Colui che mi ha amato
ed ha dato la vita
per colui che lo uccide.
Gesù cita il salmo 110,
letto già allora
in chiave messianica
Disse il Signore :
è Dio, l’unico Signore.
Al mio Signore:
è il Messia
discendente di David,
che lo riconosce
come suo Signore,
cioè ben più che suo figlio, suo pari.
Siedi alla mia destra:
sedere alla destra di Dio
significa avere
lo stesso potere divino.
Finché io ponga:
vittoria finale del Messia
su tutti i nemici,
su tutta la morte.
Davide lo chiama
suo Signore,
e come dunque
può essere suo figlio?
Chi risponde
alla domanda di Gesù,
conosce l’identità di Gesù.
E la folla
lo ascoltava volentieri.
L’ascolto è
il principio di tutto,
ma non è tutto.
Anche Erode ascoltava volentieri Giovanni,
ma alla fine invece
di seguire la sua parola,
trova più comodo
farlo tacere.
Non basta ascoltare,
occorre dare carne
alla parola ascoltata.
Incarnare il Verbo,
che diventi storia
della propria storia.
Riconoscendo
nella sua debolezza,
il servizio,
la sua forza;
nel suo amore,
il volto puro di Dio
e il volto alto dell’uomo.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
