Carlo Miglietta – Commento alle letture di domenica 7 giugno 2026

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SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Gesù “si fa mangiare”

Letture: Dt 8,2-3.14-16; 1 Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

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L’Eucarestia è un sacramento “polisemico”, cioè dai molti significati: la Presenza reale di Gesù, il sacrificio della Nuova Alleanza, un segno escatologico… Ma i testi neotestamentari sull’Eucarestia (Mc 14,22-25; Mt 26,26-29; Lc 22,14-20; 1 Cor 11,23-25; Gv 6; 1 Cor 10,16…) ci rivelano che il suo primo significato, che sta a fondamento di tutti gli altri, è che Dio in Cristo si è fatto dono totale. La cosiddetta istituzione dell’Eucarestia, nel genere letterario del “mimo profetico”, è innanzitutto la rivelazione “scenica” dell’amore di Gesù, del suo offrirsi totalmente, del suo svuotarsi fino al sacrificio supremo. Anche noi talora diciamo: “Ti voglio così bene che ti mangerei”: e Gesù ci rivela che ci ha amato fino a farsi mangiare, fino ad essere consumato per noi: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Non dobbiamo mai perdere questo senso dinamico dell’Eucarestia, perché altrimenti impoveriamo e distorciamo tutti gli altri suoi significati. Guai se “cosifichiamo” l’Eucarestia, perdendo di vista il senso del gesto operato da Gesù “la notte in cui fu tradito”.

Forse proprio già in risposta a stravolgimenti della comprensione eucaristica nella prima Chiesa, Giovanni, l’apostolo che Gesù amava (Gv 21,20) e che nell’ultima Cena aveva posato il capo sul petto del Maestro (Gv 13,25), come ci ricorda Giovanni Paolo II “significativamente, laddove i Sinottici narrano l’istituzione dell’Eucaristia, propone, illustrandone così il significato profondo, il racconto della «lavanda dei piedi», in cui Gesù si fa maestro di comunione e di servizio (Gv 13,1-20)” (Ecclesia de Eucharistia, n. 20). Tale sostituzione non è casuale: Giovanni non trascura certamente l’importanza dell’Eucarestia, cui ampio spazio dedica ad esempio nel sesto capitolo del suo Vangelo: ma egli vuole insegnare che la migliore comprensione dell’Eucarestia è il racconto di Gesù che si mette a lavare i piedi ai discepoli! Bisogna quindi avere il coraggio di leggere il gesto della lavanda dei piedi in sinossi con i racconti dell’Eucaristia: “L’Eucarestia è il sacramento della carità e del servizio, è il sacramento di Cristo-servo” (J. Dupont) 

 E quando Gesù comanda ai suoi: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19; 1 Cor 11,24-25), vuole innanzitutto dire che anche i suoi dovranno farsi dono totale agli altri, sacrificarsi “fino alla fine” (Gv 13,1), svuotarsi totalmente per gli altri, diventare, come lui, solo amore, comunione, condivisione, servizio. “Gesù non ha dato un pezzo di pane agli uomini ma tutto se stesso, la sua vita (corpo e sangue), e chiede ai discepoli di fare altrettanto. Il pane (spezzato), e il vino (versato) simboleggiano quanto egli ha compiuto; ma per essere in linea con lui, per rispettare il suo volere non basta rinnovare i simboli senza ripetere sul piano storico ciò che essi significano” (O. da Spinetoli). 

Questo è “l’aspetto fondamentale e proprio della logica cristiana: io devo essere pane… È forse la conseguenza più armonica con la pratica eucaristica, certamente la più difficile… Amore sino alla fine: non dare del pane, ma essere io pane che nutre, questa è l’estrema e semplice istanza del mistero del pane. Essere pane che si spezza per la manducazione, questa è l’estrema conseguenza del «fare questo in memoria di me»” (S. Maggioni).   

Celebrare l’Eucarestia allora non deve essere una pia abitudine, ma un gesto che mi coinvolge a fondo, che cambia la mia vita sul modello di quella del Cristo: “Gesù ha parlato di donazione, di spargimento, di spezzamento, non di presenza… La partecipazione eucaristica non è un atto devozionale, ma una prova di coraggio, una decisione presa davanti a tutti di «darsi» e «spargersi» per la moltitudine, come Cristo” (O. da Spinetoli). 

Il commento alle letture della domenica a cura di Carlo Miglietta, biblista; il suo sito è “Buona Bibbia a tutti“.