GESÙ CONVOCA TUTTI A DARE FIDUCIA AL FUTURO
Dalla pianta di fico imparate: quando il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina.
Gesù ci porta alla scuola delle piante, perché le leggi dello spirito e le leggi della realtà, in fondo, coincidono.
Il fico è la pianta più citata nelle scritture.
Più del grano,
più della vite.
Era l’albero piantato davanti casa, la cui ombra e i cui frutti rimandavano alla serenità
del vivere,
alla dolcezza della Parola,
alla presenza di qualcuno che, dentro casa,
manda avanti e cura la vita.
Imparate dalla sapienza degli alberi: l’intenerirsi del ramo,
la linfa che riprende a gonfiare i suoi piccoli canali, è una sorpresa che non dipende da te.
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Uno stupore ogni volta nuovo.
Così anche voi sappiate che
egli è vicino, è alle porte.
Dio è qui; e dice vita,
dice primavera.
Da una gemma di fico, piccola realtà incamminata verso la sua pienezza, imparate il futuro del mondo:
il mondo non è finito,
concluso così com’è;
il creato è una realtà germinante.
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Da una gemma imparate Dio:
tra i suoi cento nomi c’è anche ‘germoglio’ (inôn, sl 72,17): “il suo nome è perennità, in faccia al sole. Inôn è il suo nome”.
Non la perennità fissa della pietra,
bensì quella dell’alba,
del rinascere.
Una perennità di germogli.
Mi mette pace, allegria, speranza, buon umore, immaginare e pensare Dio come germinazione a primavera;
non un ramo secco,
un legnetto da ardere nel fuoco,
ma un tralcio verde.
E sopra si aprono
gemme come occhi,
come stelle verdi.
Passeranno i cieli e la terra ma le mie parole non passeranno.
Passano il sole e la luna,
si sbriciola la terra,
ma le mie parole sono un sole che non tramonta,
perché scolpite nel cuore dell’uomo.
Gesù ci convoca tutti a dare fiducia al futuro,
a credere che il cammino della storia è, nonostante tutte le smentite, un cammino di salvezza.
Il Vangelo parla di stelle che cadono, il Profeta Daniele parla di stelle che salgono a ripopolare il cielo: “Uomini giusti e donne sante salgono nella casa delle luci, dove risplenderanno come stelle”.
Cercali,
guardali,
ringraziali i giusti
e i limpidi che vivono attorno a te,
i profeti di oggi,
che si sono impregnati
di luce,
per te!
Germogli benedetti, imbevuti di cielo, intrisi di Dio, oasi di speranza. Sono tanti, e “ognuno è un proprio momento di Dio” (Turoldo),
ognuno sillaba del Verbo, ognuno consonante di quella “speranza che è il presente del nostro futuro” (Tommaso d’Aquino).
Il mondo non finirà nel fuoco,
ma nella bellezza.
Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.
