PERCHร CI HAI FATTO QUESTO?
Non sapevate che devo occuparmi d’altro da voi?
Perchรฉ una spiegazione c’รจ sempre, e forse piรน bella e semplice di quanto temevi.
Maria e Giuseppe cercano per tre giorni il loro ragazzo, avanti e indietro per la cittร .
Quel padre e quella madre angosciati ci sono vicini in questa fragilitร che conosciamo bene.
Maria piรน che rimproverare il figlio, vuole capire: perchรฉ ci hai fatto questo? Perchรฉ una spiegazione c’รจ sempre, e forse piรน bella e semplice di quanto temevi. Un dialogo senza accuse: di fronte ai genitori, che ci sono e si vogliono bene – le due cose che importano ai figli – c’รจ un ragazzo che ascolta e risponde.
Grande cosa il dialogo, anche faticoso! Se le cose sono difficili a dirsi, a non dirle si scavano buie gallerie. Non sapevate che devo occuparmi d’altro da voi? I figli non sono nostri, appartengono a Dio, al mondo, alla loro vocazione, ai loro sogni. Un figlio non deve impostare la propria vita in funzione dei genitori, si fermerebbe cosรฌ la ruota della creazione. Non lo sapevate? Ma come, me lo avete insegnato voi il primato di Dio! Madre, tu mi hai insegnato ad ascoltare angeli! Padre, tu mi hai raccontato che talvolta la vita dipende dai sogni!
Ma essi non compresero. Famiglia santa per definizione, eppure in cammino. Santi e profeti che non capiscono neppure la loro stessa casa. Ma ecco il tesoro nascosto: ยซsua madre conservava con cura tutte queste coseยป, serbava attenta le parole di Dio e i fatti della vita, li teneva nel cuore perchรฉ si dipanasse un giorno, dal loro confronto, il filo d’oro che li avrebbe spiegati e illuminati, legandoli assieme.
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Gesรน lascia i maestri della Legge e torna a casa con i genitori, suoi maestri di vita. Per anni impara l’arte di essere uomo guardandoli vivere: lei teneramente forte, mai passiva; lui padre non autoritario, che sa anche tirarsi indietro. Come poteva altrimenti trattare le donne con quel suo modo sovranamente libero? E inaugurare relazioni nuove tra uomo e donna, paritarie e senza paure?
Le beatitudini Gesรน le ha viste tutte in quella casa, le ha imparate da loro: erano poveri, giusti, puri nel cuore, miti, costruttori di pace, con viscere di misericordia per tutti. E il loro parlare era: sรฌ, sรฌ; no, no. Stava cosรฌ bene con loro, che con Dio adotta il linguaggio di casa, e lo chiama: abbร , papร . Un amore vivo e potente, incarnato e quotidiano, che vive nella carezza, nel cibo preparato, nel nomignolo affettuoso, nella parola scherzosa che scioglie le tensioni, nella pazienza di ascoltare, nel desiderio di abbracciarsi.
A questo vangelo non chiederรฒ consigli spiccioli per vivere, chiederรฒ invece le cose di Dio: non vantare diritti di possesso sui figli, conservando nel cuore ciรฒ che oggi non si capisce, perchรฉ un giorno la risposta verrร , e sarร luce.
Beata la famiglia dove si impara a sconfinare, verso gli uomini e verso Dio. Beata la casa dove i figli imparano l’arte piรน importante, quella di amare, lโarte che li farร felici.
Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.
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