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p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di sabato 15 novembre 2025

COME VOLER BENE

Commento a Lc 18,1-8

Disse una parabola
sulla necessità
di pregare sempre,
senza stancarsi mai.

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Oggi Gesù ci porta
a scuola di preghiera
da una vedova povera.

Povera in tutti i sensi,
una che non ha pane
per vivere,
non ha amore,
non neppure più
il diritto per farsi ascoltare.

C’era un giudice corrotto
dal quale la vedova
si recava ogni giorno
chiedendogli:
fammi giustizia
contro il mio avversario!
Avanti e indietro, continuamente.

Insistere è
voce del verbo “credere”.

Senza stancarsi mai…
Ma chi di noi
non si è stancato?

Le preghiere si alzavano
in volo come colombe
dall’arca del diluvio,
e nessuna
tornava indietro
a portare
una fogliolina di risposta
nel becco.

Certo che pregare stanca,
certo che Dio stanca:
è il suo silenzio
che stanca.

Ma tu non arrenderti
al ritardo di Dio:
il nostro compito non è interrogarci sul ritardo
del sole,
ma forzare l’aurora,come
fa la piccola vedova.

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Che però incarna
una forza vincente:
ha fede nella giustizia, nonostante
tutte le smentite.

Il miracolo vero è
già accaduto,
è la fame di giustizia che
non cede al lungo
silenzio del giudice.

Questo è il modo primo
e originale con cui Dio
“fa giustizia prontamente”.
 
Pregate sempre…
Ma come si fa?

Pregare non equivale
a dire le preghiere.

Pregare è come
voler bene.

C’è sempre tempo
per voler bene;
se ami qualcuno,
lo ami sempre;
se sei amico
lo sei sempre,
qualsiasi cosa
tu stia facendo.

“Il desiderio
prega sempre, anche
quando la lingua tace.
Se tu desideri sempre,
tu preghi sempre”
(S. Agostino).

Il tuo desiderio di preghiera
è già preghiera.
Quando uno ha Dio dentro, non occorre che stia sempre lì a pensarci.

La donna incinta,
ama sempre il bimbo
che vive in lei,
anche se non ci pensa.

Pregate sempre è detto,
e non pregate a lungo.
Io non amo le preghiere lunghe, mi fanno sentire
in colpa per le distrazioni che aumentano
man mano che
si allungano le preghiere.

Ma un giorno ho letto nelle storie dei Padri
del deserto che uno
dei grandi monaci, Evagrio il Pontico, diceva:

«Non sentirti soddisfatto per il gran numero
dei salmi che hai recitato: il numero getta un velo sul cuore.

Vale di più una sola parola nell’intimità,
che mille stando lontano».

Come quando
si vuol bene, come
quei momenti perfetti
che ti tolgono il fiato,
così la preghiera.

Dio non ama la quantità, ma l’intensità. Infatti,
per la logica del vangelo gli spiccioli della vedova contano più delle ricche offerte dei ricchi,
perché dentro i suoi
due centesimi
c’è tutto il dolore,
c’è tutta la sua vita.

Una donna che non tace ci rivela che
la preghiera è un ‘no’ gridato al
‘così vanno le cose’,

è come il primo vagito
di una storia nuova
che nasce.

Perché pregare?
È come chiedere:
perché respirare?
Per vivere!

“Io prego perché vivo
e vivo perché prego”
(R. Guardini).

Non si prega per ottenere delle cose, ma per ottenere Dio da Dio.

Pregare è abbassare
la bocca alla fontana,
Dio che intreccia
il suo respiro con il mio.
Come, per due
che si amano, il loro bacio.
Il bacio di Dio.

Gesù vuole ricordare
che la nostra bellezza
ha un nemico e
sono più di uno,

che ci sono porte d’ingresso per cui il male entra nel cuore
e toglie luce.

Pregate allora
per salvare
la vostra bellezza.

la bellezza della persona vicino a voi.

La bellezza che è giustizia,
pace, generosità,
gentilezza,
alleanza
con i più deboli.

Pregate senza accedere
al ritardo della giustizia.

Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.