p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di sabato 11 aprile 2026

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UN SOGNO DI COMUNIONE CON OGNI ESSERE CHE VIVE

Alla fine apparve
anche agli Undici,
mentre erano a tavola…
e disse loro
andate in tutto il mondo
e proclamate il Vangelo
ad ogni creatura.

Una scena domestica,
familiare, nella quale
Gesù appare ai suoi
mentre sono a tavola,
insieme,
in un gesto che ripete
più volte dopo la pasqua
e che sottolinea
il suo desiderio
di familiarità:

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a Emmaus si mette a tavola
con i due pellegrini
e spezza il pane (Lc 24,30) ;
nel cenacolo mangia
davanti a tutti i discepoli
una porzione di pesce arrostito (Lc 24,42-43),
sulla spiaggia del lago
di Tiberiade prepara,
per sette apostoli
tornati a pescare,
del pesce alla brace
e del pane (Gv 21,9).

Forse questo è il segno
più antico di cui
dispone l’umanità:
sedersi insieme
e dividere il cibo.

Probabilmente È COSÌ
CHE SIAMO DIVENTATI
ESSERI UMANI,
dividendoci il raccolto
di bacche e radici
o la preda cacciata,
per essere uniti.

Sono esperienze remotissime
di solidarietà
e perfino di giustizia.

Gesù prende il gesto
della tavola
e della familiarità
tra gli uomini
e lo fa diventare
simbolo e gesto
della familiarità con Dio,
storie di vita che diventano storie di Dio.

E disse loro
“andate in tutto il mondo”.
In tutte le apparizioni
è l’invito costante
ai discepoli.

Li porta fuori
dalle piccole rotte del lago
e affida loro
la grande mappa
del mondo.

Dice: proclamate
il vangelo ‘ad ogni creatura’, letteralmente
‘alla creazione’.

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Non solo agli umani, quindi,
ma a tutti i viventi,
al misterioso
cuore del mondo.

Come un sogno
di vangelo sul creato,
un sogno di comunione
con “ogni essere che vive
in ogni carne”,
da cui nasce quella che
Teilhard de Chardin
(grande scienziato,
teologo, poeta) chiamava
“La messa sul mondo”.

Nei deserti dell’Asia scriveva: “Ancora una volta, Signore,
sono senza pane,
senza vino, senza altare,
mi eleverò al di sopra
dei simboli fino
alla pura maestà
del Creato;
e Ti offrirò sull’altare
della Terra totale,
il lavoro
e la pena del Mondo.

Sull’altare metterò,
o Signore, il grano atteso
da tutte le fatiche,
e nel mio calice verserò
il succo di tutti i frutti buoni
che oggi saranno spremuti”.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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