p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di mercoledì 4 marzo 2026

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TUTTI A SERVIZIO DI TUTTI

“Di’ che questi
miei due figli siedano
uno alla tua destra
e uno alla tua sinistra
nel tuo regno”
.

Ed ecco ancora una volta
tutta la pedagogia di Gesù,
paziente e luminosa.

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Invece di arrabbiarsi
o di scoraggiarsi,
il Maestro riprende
ad argomentare,
a spiegare il suo sogno
di un mondo nuovo
.

Non sapete quello
che chiedete!

Non capite quali corde oscure andate a toccare con questa domanda, quale povero cuore,
quale povero mondo
nasce da queste fame
di potere
.

E la dimostrazione arriva immediatamente:
gli altri dieci apostoli
hanno sentito
e si indignano,
si ribellano,
unanimi nella gelosia, accomunati dalla stessa competizione
per essere i primi
.

Adesso non solo i due figli
di Zebedeo
(i boanerghes,
i figli del tuono,
irruenti e autoritari come
indica il loro soprannome), ma tutti e dodici
vengono chiamati
di nuovo da Gesù, 
chiamati vicino
.

E spalanca loro
l’alternativa cristiana
:
tra voi non sia così.
I grandi della terra
dominano sugli altri,
si impongono

Tra voi non così!

Credono di governare
con la forza…
tra voi non è così!

Gesù prende le radici
del potere e le capovolge
al sole e all’aria:

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Chi vuole diventare grande tra voi
sia il servitore di tutti.

Servizio, il nome difficile dell’amore grande.

Ma che è anche
il nome nuovo, il nome segreto della civiltà.

Anzi, è il nome di Dio.
Come assicura Gesù:

Non sono venuto
per procurarmi dei servi,
ma per essere io il servo
.

La più sorprendente,
la più rivoluzionaria di tutte
le autodefinizioni di Gesù.

Parole che danno
una vertigine:
Dio mio servitore!

Vanno a pezzi le vecchie
idee su Dio e sull’uomo:
Dio non è il padrone e
signore dell’universo
al cui trono inginocchiarsi
tremando, ma

è Lui che si inginocchia
ai piedi di ogni suo figlio,
si cinge un asciugamano
e lava i piedi,
e fascia le ferite
.

Se Dio è nostro servitore,
chi sarà nostro padrone?

L’unico modo perché
non ci siano più padroni è
essere tutti a servizio
di tutti
.

E questo non come riserva di viltà, ma come moltiplicazione di coraggio.

Gesù infatti non convoca uomini e donne incompiuti e sbiaditi, ma pienamente fioriti, regali, nobili, fieri, liberi.

Belli della bellezza
di un Dio con le mani
impigliate nel folto
della vita
,
custode che veglia,
con combattiva tenerezza,
su tutto ciò che fiorisce
sotto il suo sole.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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