p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di mercoledì 3 Settembre 2025

Commento al brano del Vangelo di: Lc 4,38-44

Data:

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MANO NELLA MANO A CUI AGGRAPPARMI FORTE PER ESSERE
TRASFIGURATO E RIALZATO

Se non ci fosse il male sulla terra, chi penserebbe a Dio? (Simon Weil)

Una giornata a Cafarnao, Gesù immerso nella folla, assediato da un crescendo turbinoso di malattie e demoni che si acquieta nella preghiera segreta, sul monte.

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Dopo il tramonto, finito il sabato con i suoi 1.521 divieti, tutto il dolore di Cafarnao si riversa sulla casa di Simone.

La città intera era davanti alla porta,
davanti a Gesù che ama le porte aperte di Dio,
che fa entrare occhi e fiori di stelle,
polline di parole e il rischio della vita,
del dolore e dell’amore.

La suocera di Simone era a letto con la febbre, e subito gli parlarono di lei.

Miracolo così povero di contorno e di pretese,
così poco vistoso, dove Gesù neppure parla. Parlano i gesti.

Non cerchiamo di fronte al dolore innocente risposte che non ci sono,
ma cerchiamo i gesti di Gesù:
che ascolta,
si avvicina,
si accosta,
prende per mano e “rialza”.

È il verbo della risurrezione.

Gesù alza,
eleva,
fa sorgere la donna alla sua andatura eretta,
alla fierezza del fare e del prendersi cura,
e quella casa dalla vita bloccata si rianima.

E l’anziana si mette a servire con la cura e la leggerezza degli angeli nel deserto, quando come madri custodivano Gesù dopo le insidie del male.

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Quante cose contiene una mano.
Un gesto così può sollevare una vita!

Questo miracolo dimesso e senza parole ci invita a smetterla con l’ansia contro le nostre febbri interiori.

E quelle guarigioni compiute dopo il tramonto, quando iniziava il nuovo giorno, raccontano un mondo al ritmo della Genesi:
e fu sera e fu mattino, miracolo della vita guarita e incamminata verso la sua fioritura.

Un apologo famoso dice: un uomo vede un bambino che muore di fame, e grida al cielo:
“Dio, che cosa fai per lui?”
E una voce risponde:
“io, per lui, ho fatto te!”

Solidarietà è l’inizio della guarigione.

Quando era ancora buio, uscì in un luogo segreto e là pregava.
Gesù, pur assediato, sa inventarsi spazi segreti nella notte.

Un giorno e una sera per pensare all’uomo, una notte e un’alba per pensare a Dio.
Perché ci sono nella vita sorgenti segrete, alle quali accostare le labbra.
E la prima delle sorgenti è Dio.

Simone lo rincorre, lo cerca, lo trova: “cosa fai qui? Sfruttiamo il successo, Cafarnao è ai tuoi piedi”.

Ma Gesù destruttura le attese di Pietro e le nostre illusioni: “andiamo altrove!”

E se ne va per altri villaggi, in cerca del male di vivere, a sollevare altra vita.

Verso un altrove che non sappiamo, che un po’ mi seduce e un po’ mi impaurisce, ma al quale affido ogni giorno la speranza accostando la mia mano a quel fiore profumato che è la tua mano, Signore,

a quella mano che non hai mai cessato di tendermi, per sollevami.

Uomo e Dio, l’Infinito e il mio nulla così: mano nella mano a cui aggrapparmi forte per essere trasfigurato e rialzato, icona mite e profumata della buona novella.

Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.

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