COLUI-CHE-TU-AMI IL NOME DI OGNUNO
Di Lazzaro
sappiamo poche cose,
ma sono quelle
che contano:
la sua casa è ospitale,
è fratello amato di Marta
e Maria,
amico speciale di Gesù.
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Il suo nome è:
ospite, amico e fratello,
insieme a quello coniato
dalle sorelle:
colui-che-Tu-ami,
il nome di ognuno.
A causa di Lazzaro
sono giunte a noi
due tra le parole
più importanti del Vangelo:
io sono la risurrezione
e la vita.
Non già: io sarò,
in un lontano ultimo giorno,
in un’altra vita, ma qui,
adesso, io sono.
Notiamo la disposizione
delle parole:
prima viene la risurrezione
e poi la vita.
Secondo logica dovrebbe
essere il contrario.
Invece no:
io sono risurrezione
delle vite spente,
sono il risvegliarsi dell’umano,
il rialzarsi della vita
che si è arresa.
Vivere è l’infinita pazienza
di risorgere, di uscire fuori
dalle nostre grotte buie,
lasciare che siano sciolte
le chiusure e le serrature
che ci bloccano,
tolte le bende dagli occhi
e da vecchie ferite,
e partire di nuovo nel sole:
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scioglietelo e lasciatelo andare.
Verso cose che meritano
di non morire,
verso la Galilea
del primo incontro.
Io invidio Lazzaro,
e non perché ritorna in vita,
ma perché è circondato
di gente che gli vuol bene
fino alle lacrime.
Perché la sua risurrezione?
Per le lacrime di Gesù, per
il suo amore fino al pianto.
Anch’io risorgerò perché
il mio nome è lo stesso:
amato per sempre;
perché il Signore
non accetta di essere derubato dei suoi amati.
Non la vita vince la morte,
ma l’amore.
Se Dio è amore,
dire Dio e dire risurrezione
sono la stessa cosa…
Quante volte sono morto,
mi ero arreso,
era finito l’olio nella lampada,
finita la voglia di amare
e di vivere.
In qualche grotta
dell’anima una voce diceva:
non mi interessa più niente,
né Dio, né amori, né vita.
E poi un seme ha
cominciato a germogliare,
non so perché;
una pietra si è smossa,
è entrato un raggio di sole,
un amico ha spezzato
il silenzio, lacrime hanno
bagnato le mie bende,
e ciò è accaduto
per segrete, misteriose, sconvolgenti ragioni d’amore:
un Dio innamorato
dei suoi amici,
che non lascerà
in mano alla morte.
Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.
