IL SACRO DOVERE DI CUSTODIRE CON CURA IL TUO CUORE
Mt 23,23-26
Gesù è duro
con gli ipocriti.
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Eri sicuro di trovarlo
sempre sulle frontiere
dell’uomo,
in ascolto del grido
della terra e degli ultimi.
Dove giungeva,
in villaggi o città
o campagne,
portava negli occhi
il dolore dei corpi
e delle anime e
l’esultanza incontenibile
dei guariti.
E ora verso
farisei e scribi:
Guai a voi,
scribi e farisei ipocriti,
che pulite l’esterno
del bicchiere e del piatto,
ma all’interno
sono pieni di avidità
e d’intemperanza.
Si capisce
come Gesù sia duro:
ipocriti! Voi avete
il cuore lontano!
Il rischio del cuore
lontano
ci porta tutti
alla falsa religione:
emozionarsi per
le folle oceaniche
ai raduni religiosi,
e non saper pregare;
amare la liturgia
dei fiori, l’incenso,
i marmi antichi e
non «soccorrere
il dolore di orfani
e vedove»;
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volere segni esterni
del cristianesimo
e non viverlo.
Per Gesù
il Regno inizia
con l’analisi del cuore,
luogo dove
si ama la verità,
dove nascono le azioni,
dove si sceglie la vita
o la morte.
Dove Dio seduce.
La polemica è costruita
su una coppia di contrari,
fuori e dentro:
“Non c’è nulla
fuori dell’uomo
che entrando
possa contaminarlo”.
Lui propone la religione
dell’interiorità che
scardina ogni pregiudizio
riguardo il puro o l’impuro.
Il suo messaggio è
che il mondo è buono,
che ogni cosa è illuminata!
Che sei libero
da tutto ciò che
è apparenza.
Che hai il sacro dovere
di custodire con cura
il tuo cuore, perché
è la sola fonte della vita.
Via le sovrastrutture,
i formalismi vuoti,
tutto ciò che è
cascame culturale.
Apri il Vangelo
ed ecco una boccata
d’aria fresca
dentro l’afa pesante
dei soliti, ovvii discorsi:
ogni cosa è pura,
sempre.
Io e te, il cielo,
la terra, ogni essere,
il corpo dell’uomo
e della donna.
E solo il cuore
può rendere pure o
impure le cose,
solo lui può sporcarle
o illuminarle.
Ma dentro l’uomo
c’è di tutto,
radici di veleno
e frutti di luce ,
campi seminati
di buon grano
ed erbe malate,
oceani che minacciano
la vita e che la generano.
Che cosa, io,
ne farò uscire?
Decisivo è rompere
le zolle di durezza,
le intolleranze,
le linee oscure,
le maschere vuote.
Io evangelizzo
il mio intimo quando
a un pensiero dico:
tu sei secondo Cristo,
e ti accolgo,
anzi ti benedico;
a un altro invece dico:
tu non lo sei e
non ti accolgo,
non ti do la mia casa,
non ti lascio sedere
sul trono del mio cuore.
Nell’arte di coltivare
se stessi,
l’istintività va conosciuta
e incanalata.
Se fai uscire
segnali di morte
non sei «spontaneo
e autentico»
come ti illude
una falsa psicologia,
ma avveleni
le tue relazioni.
Non far uscire
«prostituzioni, furti,
omicidi, adulteri,
inganno, invidia,
calunnia, superbia,
stupidità».
Non dare loro libertà,
non permettere loro
di abitare la terra!
Manda attorno solo
segnali di vita, e,
nel silenzio, sentirai
il tuo cuore vicino.
È necessario molto cuore
per ascoltare i silenzi di Dio.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
