p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di giovedì 26 Giugno 2025

Commento al brano del Vangelo di: Mt 7,21-29

Data:

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VOLONTÀ DEL PADRE É CHE NESSUN UOMO SIA SOLO

La gente ascoltava Gesù
e capiva. Capiva che
per entrare nel suo sogno
(il regno dei cieli è il mondo come lui lo sogna)
non servivano lunghe preghiere, né i riti
e le formule esatte
dei dottori della Legge
(«Signore, Signore…»).

Che bastava percorrere una strada più libera e
più viva:
la volontà del Padre.

La gente ascoltava
il giovane Rabbi e capiva
che la volontà del Padre
non era come gliel’avevano sempre descritta.

Aleggiava tristezza
quando i farisei evocavano
la volontà di Dio.
Era la giustificazione
di tutte le tragedie,
di malattie e dolori,
di torri rovinate addosso
ai costruttori,
di sangue versato
dai romani
nelle mille rivolte di Giudea.

Nasceva pace e fiducia quando la presentava Gesù:

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volontà del Padre è che
nessun uomo sia solo,
che fiorisca a immagine
di Dio,
che abbia compagni
d’amicizia e di festa,
che sia creativo e
ostinato nell’amore.

Non una spada minacciosa, ma
l’annuncio che
gli occhi dei suoi figli,
Dio li vuole pieni
di dolce speranza.

«In quel giorno» ci sarà folla davanti alle porte chiuse.
Quanta gente straordinaria è lasciata fuori:
profeti con parole di luce,
gente che cacciava demoni,
grandi taumaturghi!
Ma è questo ciò che
il Vangelo chiede?

È dalle cose eccezionali che riconosceranno
i suoi discepoli? No.

Ma «se avrete amore gli uni per gli altri».
Nel nostro servizio
non contano i risultati, ma quanto amore metti in ciò che fai (Madre Teresa di Calcutta).

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Sulla soglia dell’eterno, l’amore cerca in te qualcosa in cui specchiarsi, l’unica cosa che valga a dire Dio.

Nella parabola
delle due case,
la differenza tra quella che rimane salda e quella che va in rovina è tutta in un verbo solo:
mettere in pratica o non mettere in pratica
le parole ascoltate.

Non nelle appartenenze o in belle liturgie,
non in profezie o prodigi,
la differenza sta nel «fare» le sue parole,
nel ricrearle in me.
È la crisi del «dire».

La gente ascoltava Gesù
e capiva che c’è
un combaciare profondo
tra l’uomo e la volontà
di Dio,
più profondo delle parole,
più delle confessioni di fede,
ed è in chiunque
“ha creduto all’amore”
(1 Gv), e non conta
se dentro e fuori
le sinagoghe e le chiese.

Ascolta e tieni salda
la sua parola,
anche se non la capisci,
lascia che entri
nella tua memoria
come seme nel terreno:
darà come frutto
il combaciare con Dio,
una esistenza nella consistenza.

Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.

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