UN BAMBINO COME PADRE NEL CAMMINO DI FEDE
Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Gesù ci disarma e sguinzaglia il nostro lato giocoso, fanciullesco.
Arrendersi all’infanzia è arrendersi al cuore e al sorriso, accettare di lasciare la propria mano in quella dell’altro, abbandonarsi senza riserve (C. Cayol).
Proporre il bambino come modello del credente è far entrare nella religione l’inedito.
Cosa sa un bambino?
La tenerezza degli abbracci, l’emozione delle corse, il vento sul viso…
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Non sa di filosofia né di leggi. Ma conosce come nessuno la fiducia, e si affida.
Gesù ci propone un bambino come padre, nel nostro cammino di fede.
“Il bambino è il padre dell’uomo”.(Wordsworth).
I bambini danno ordini al futuro.
E aggiunge: Chi lo accoglie, accoglie me!
Fa un passo avanti, enorme e stupefacente: indica il bambino come sua immagine. Dio come un bambino!
Vertigine del pensiero.
Il Re dei re, il Creatore, l’Eterno in un bambino?
Se Dio è come un bambino significa che va protetto, accudito, nutrito, aiutato, accolto (E. Hillesum).
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A chi è come loro appartiene il regno di Dio.
I bambini: maestri nell’arte della fiducia e dello stupore.
Incuriositi da ciò che porta ogni nuovo giorno, pronti al sorriso quando ancora non hanno smesso di asciugarsi le lacrime, perché si fidano totalmente. Del Padre e della Madre.
Il bambino porta la festa nel quotidiano. Nessuno ama la vita più appassionatamente di un bambino.
Accogliere Dio come un bambino: è un invito a farsi madri, madri di Dio.
Il modello di fede: Maria, la Madre, che nella sua vita non ha fatto probabilmente nient’altro di speciale che questo: accogliere Dio in un bambino. E con questo ha fatto tutto.
Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.
