IMPARATE DAL MIO CUORE
Cristo si impara
imparandone il cuore,
cioè il modo di amare.
Il cuore non è un maestro
fra gli altri, é
IL MAESTRO DELLA VITA.
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Inizia, allora,
il discepolato del cuore,
per noi,
discepoli sapienti e dotti,
che corriamo il rischio
di restare degli analfabeti
del cuore.
Burocrati delle regole
e analfabeti del cuore.
Perché DIO
non è un concetto,
non è una regola
o una disciplina,
è IL CUORE DOLCE E FORTE DELLA VITA.
E troverete ristoro.
Ristoro dell’esistenza
è un cuore mite, senza
violenza e senza inganno,
una creatura in pace
e senza presunzione, che
diffonde un senso di ristoro
nell’arsura del vivere.
Il mio giogo è dolce
e il mio peso leggero.
Come può il giogo
essere un ideale
per l’uomo moderno,
geloso di ogni più piccola
porzione di libertà,
per l’uomo che
nell’ultimo secolo
ha lottato proprio
per scrollarsi di dosso
tutti i gioghi?
Ma amare Dio con tutto il cuore non è cristiano;
anche ebrei e musulmani
hanno da amare Dio
con tutto il cuore.
Amare il prossimo
come se stessi
non è ancora cristiano,
vale anche per scribi
e dottori della legge.
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Io non amerò Dio,
amerò il Padre di Gesù Cristo, l’Abbà,
lo amerò come figlio.
Non amerò il prossimo
come me stesso,
lo amerò come Gesù
lo ama (non quanto,
ma come,
o ne resteremmo schiacciati)
col cuore mite e umile
dell’unico che è
Figlio e fratello.
Anch’io figlio nel Figlio,
fratello nel Fratello.
Ermes Ronchi
Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.
