AVERE, COME IL PADRE, VISCERE DI MISERICORDIA
Il lebbroso porterà
vesti strappate,
sarà velato
fino al labbro superiore,
starà solo e fuori
(Levitico 13,46).
Dalla bocca velata,
dal volto nascosto del rifiutato,
esce un’espressione bellissima:
«Se vuoi, puoi guarirmi».
Con tutta la discrezione
di cui è capace:
«Se vuoi».
E intuisco Gesù toccato da questa domanda grande e sommessa,
una domanda che può cambiare il corso della storia,
come è successo a Natale,
poche settimane fa:
tu puoi guarire
il disamore del mondo.
Di quell’uomo che si sta decomponendo da vivo
non conosciamo
né il volto né il nome,
perché è ogni uomo,
sbalzato a terra dalla carovana troppo rapida e distratta del mondo.
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Il rifiutato è stanco di fuggire
e di gridare.
Si avvicina al giovane rabbi,
andando contro la legge.
Attorno a lui il vuoto.
Ma Gesù rimane.
Non scappa, non si scansa,
non lo manda via.
Gli sta in piedi davanti
e lo ascolta.
E riafferma così che
nulla vale quanto la vita.
A nome di tutti noi
il lebbroso domanda:
ma qual è la volontà di Dio?
Che cosa vuole veramente Dio
da questa carne sfatta,
da questo corpo piagato?
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Che cosa vuole
dall’immenso pianto del mondo?
Il profeta, bocca di Dio, ha detto:
io non bevo il sangue,
non mangio la carne dei vostri sacrifici.
Ma ho un dubbio,
come tutti i lebbrosi,
come tutti i sofferenti:
che Dio si disseti al calice
delle nostre lacrime;
che voglia ancora il sacrificio
delle sue creature;
che sia il dolore, accettato,
a dare gloria a Dio.
Ho un dubbio,
perché tanti fatti oggi insinuano,
alludono
che il corpo di lebbra o di dolore
è ancora e sempre
volontà di Dio.
Se vuoi…
Il lebbroso si appella
al desiderio di Dio,
alla sua volontà.
E riceve la risposta bellissima,
la pietra d’angolo
su cui poggia
la nuova immagine di Padre:
«lo voglio!»
Un verbo totale, assoluto.
Dio vuole,
è coinvolto,
gli importa,
gli sta a cuore,
patisce,
urge in lui un patimento
solo per me.
Ciò che è scritto qui
non è una fiaba.
Funziona davvero.
Funziona così.
Persone piene di Gesù
oggi riescono a fare
le stesse cose di Gesù:
fanno miracoli.
Vanno dai nostri lebbrosi
della porta accanto,
barboni, tossici, prostitute.
Li toccano con un gesto di affetto,
un sorriso,
con la conseguenza
che molti di loro
guariscono letteralmente
dal loro male,
diventando a loro volta guaritori.
Succede ogni giorno,
in ogni invisibile parte del mondo.
Prendere il Vangelo sul serio
ha dentro una potenza
che cambia la vita.
Gesù tocca,
e l’uomo è restituito alla famiglia,
torna alle carezze.
Gesù ci chiede
di partecipare al desiderio di Dio,
alle carezze restituite
e non ai miracoli.
O forse sì.
Ci chiede di partecipare
ad un solo miracolo:
avere, come il Padre,
viscere di misericordia,
che è la perfezione di Dio,
che sarà la perfezione dell’uomo.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
