BEATO IL CUORE PIENO DI NOMI
14 dicembre 25 – III di Avvento – Mt 11, 2-11
โFiorisca la steppa, come fiore di narciso fioriscaโ Isaia il visionario porta la primavera nel cuore dellโinverno. E Giovanni, il profeta granitico, รจ invece nel pieno del suo inverno.
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Dal carcere manda a dire a Gesรน: Sei tu, o dobbiamo aspettare un altro?
Anche il piรน grande tra i nati di donna dubita: ma io, a chi ho preparato la strada?
Il dubbio fa male, ma il profeta proclama qualcosa di piรน forte: anche se non sei tu, io comunque continuerรฒ ad attendere, continuerรฒ a cercare.
Perchรฉ โattendereโ รจ voce del verbo amare.
Gesรน non risponde con proclami, ma chiama a raccolta la vita dolente e ferita, con lโunico scopo di farne uomini pieni e liberi. Come lui, noi โacquistiamo pienezza quando rompiamo le pareti e il nostro cuore si riempie di volti e di nomi!โ (Evangelii gaudium n. 274).
I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i sordi odono, ai poveri รจ annunciato il Vangelo, tutti hanno una seconda opportunitร -
E tuttavia i suoi miracoli non ci hanno cambiato, i poveri sono sempre piรน poveri, le guerre mietono vittime come erba falciata, nessuna steppa รจ fiorita di gigli e lโinquinamento corrode la terra.
Il non credente che รจ in me, disilluso, mi contesta, dati alla mano: avete tanto pregato e la pace non รจ venuta.
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Ma la pace ormai si รจ accesa in noi! Ci siamo rotolati dentro, e ne abbiamo addosso i pollini. Il mondo non รจ inguaribile, รจ un malato affidato alle nostre cure, capaci di piccoli miracoli quotidiani.
Il profeta non capisce e dubita: aiutami a comprendere. Io sono in prigione, sarรฒ ucciso perchรฉ ho denunciato lโadulterio di Erode, e tu perdoni perfino gli adulteri colti in flagrante!
E Gesรน rilancia: Beato chi non si scandalizza di questo amore scandaloso, che invece di bruciare i peccatori, come annunciava Giovanni, siede a tavola con loro.
Dovโรจ lo scandalo, lโinciampo? Gesรน non porta il castigo di Dio, ma la sua misericordia.
Beato chi ha il coraggio di andare in cerca di ciechi, di zoppi, di perduti, di guardare negli occhi i profughi, di sostenere un germoglio di Dio sul mondo devastato. Beato chi ha il cuore pieno di volti e di nomi.
La differenza fra favola e profezia sono una mangiatoia e una croce, dove non cโรจ inganno, non cโรจ imbroglio, nessun fine nascosto.
Eโ tutto cosรฌ semplice, quando si ama.
Per tre volte Gesรน domanda: Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Un uomo avvolto in morbide vesti?
Che cosa?
Un uomo in piedi, senza doppiezze e libero. Messaggio e messaggero in lui coincidono. Lui รจ ciรฒ che dice e dice ciรฒ che รจ: un credente finalmente credibile.
Gesรน: un uomo solo, con un pugno di amici di fronte al mondo. Sentirlo cosรฌ, ancora presente sulle frontiere della vita, goccia di fuoco che non si spegne, รจ lโunico miracolo di cui abbiamo bisogno.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
