Il commento al Vangelo del giorno a cura di padre Enzo Fortunato.
Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.
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Buon giovedì a tutti! Ascoltiamo il Vangelo che la liturgia ci regala oggi.
Dal Vangelo secondo Luca.
In quel tempo il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé, in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai. Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe. Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. Non portate borsa, né sacca, né sandali, e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: ‘Pace a questa casa’. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui; altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto. Guarite i malati che vi si trovano e dite loro: ‘È vicino a voi il regno di Dio’. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: ‘Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi. Sappiate però che il regno di Dio è vicino’. Io vi dico che, in quel giorno, Sodoma sarà trattata meno duramente di quella città”.
È un testo molto conosciuto. Mi permetto solo di fare alcune sottolineature di alcuni passaggi: tutto meriterebbe di essere sottolineato, ma dico solo alcune cose che mi hanno un po’ colpito, pensandoci personalmente.
La prima cosa che mi colpisce è che Gesù designa settantadue che devono andare a due a due, mai da soli. Non si annuncia il Vangelo dell’amore da soli, ma costruendo delle relazioni. Li manda davanti a sé, in ogni luogo dove stava per recarsi. Mi piace pensare tutto il nostro ministero, tutta la nostra azione pastorale, tutta la nostra testimonianza come un andare davanti al Signore, perché poi viene lui. Mi consola molto questo. Non so se vi fa questo effetto, no? Tutto quello che facciamo non è in sostituzione del Signore, ma sto annunciando che viene lui, che passa lui.
Se penso anche ai momenti più belli della mia vita pastorale, proprio quando ho toccato con mano questo, no? Cioè, sono stato un preparatore perché poi venisse il Signore, perché uno scoprisse lui, toccasse con mano la sua potenza. Quando mi capita di predicare gli esercizi, quando mi capita di fare delle attività, sento proprio che il bello del mio ministero è andare a preparargli la strada, perché poi viene il Signore. Io devo fare un passo indietro. Questo è sempre il momento anche difficile, no? Perché adesso è arrivato lui. Io sono in funzione sua, io sono perché lui arrivi, io sono perché il Signore possa arrivare. Questo mi sembra bellissimo, no? Mi sembra il cuore della nostra identità cristiana. Noi prepariamo la via, non dobbiamo sostituirci a lui perché il Signore possa venire.
Mi sembra molto bella anche quest’altra cosa interessante: l’invito del Signore a rimanere in quella casa quando ci vai. Non passate da una casa all’altra. Che cosa significa questo invito, no, che il Signore dice? Poi c’è anche un’altra frase che potrebbe un po’ colpirci: “Non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada”. Sembra quasi un invito del Signore a non appropriarci della strada, cioè stai lì, sulla strada. Stai lì dove sei andato, prova a vedere lì dentro i semi del regno di Dio. Non pensare che l’unico modo per stare bene sia attaccare a te qualcuno che ti faccia sentire bene. Stai lì e vivi lì la realtà del Vangelo.
Questa cosa per noi preti vale all’ennesima potenza, no? Dove la tentazione, visto che ci capita di andare perché qualcuno ci ha mandato da qualche parte, potrebbe essere quella di attirare un po’ di persone a me, oppure di essere un itinerante, uno che oggi sta qua e domani va di là, senza mai fissare il cuore da nessuna parte. Queste sono le due tentazioni: salutare tutti lungo la strada perché tutti mi si attacchino, oppure cambiare sempre. Non voglio mai legare il cuore a nessuno o a nulla. Voglio tutti legati a me, non voglio nessuno. Sono i due estremi.
Invece, l’invito del Signore è: stai lì, stai lì appassionato dove sei, però riconosci che la bellezza della tua vita è che venga il Signore e puoi anche staccarti con serenità. Stai lì dove ci sono i tuoi figli, senza bisogno di attaccarli a te perché altrimenti non ti senti nessuno, o senza essere troppo staccato da loro. Stai lì e poi lasciali partire quando è il momento. Stai lì nelle storie di povertà che ti capita di incontrare: non attaccarti addosso ai poveri che ti capita di incontrare così ti fanno sentire bene, però non essere così distaccato da non essere mai dentro nulla. Stai lì il tempo che serve, con passione, ma con libertà, con la capacità poi di dire: “Ma io non voglio legarti a me, è il Signore che ti devi legare”.
Questa mi sembra una cosa molto bella, no? Molto grande, molto importante. Questo “non fermatevi a salutare nessuno” non è un invito a non essere gentili, ma un invito a non fare della strada un bisogno morboso di avere qualcuno che ti riconosca. Hai già il Signore, e vai tranquillo per la tua strada.
Secondo me, è davvero una bellissima testimonianza quella che emerge da queste righe. Proprio il Signore ci rende liberi: ci rende liberi di andare, ci rende liberi nei confronti delle relazioni, ci rende liberi dai beni. Non portatevi borsa, bisaccia, tutto quello che vi serve: siate liberi. Ecco, forse la testimonianza cristiana più credibile che possiamo dare nel nostro tempo è una testimonianza di profonda libertà: sono libero dalla strada, sono libero dai beni, sono libero perché appartengo al Signore.
Ricordiamoci che tutti i dittatori nella storia hanno avuto paura dei cristiani, perché sono estremamente liberi e sanno dire al signorotto di turno: “Guarda che non sei tu il Signore, ne ho un altro”. Ecco, mi sembra che l’invito che emerga da questa pagina di Vangelo sia: sii libero, sii appassionato al Signore e appassionato alla strada, ma che la strada non ti leghi. Che il tuo legame sia con il Signore e che la tua strada sia da percorrere, non sia mai un luogo dove fermarsi per voler tutti attaccati a te, perché hai paura di impegnarti. Ma no, sii libero: quando hai il Signore nel cuore puoi davvero affrontare la strada con libertà.
Ah, che bel respiro ci fa vivere il Vangelo oggi! Ho provato a commentare un po’ più in generale il Vangelo, perché l’abbiamo già commentato tante volte, questo testo, negli ultimi giorni. L’impressione che ne ho avuto, tornandoci sopra un po’ personalmente, è che davvero il Signore ci restituisca questa meravigliosa strada di libertà, che vi auguro davvero di percorrere in questa giornata. Buona giornata e a presto! […]
