p. Enzo Fortunato – Commento al Vangelo del 30 Settembre 2024

Commento al brano del Vangelo di: Lc 9,46-50

Data:

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Il commento al Vangelo del giorno a cura di padre Enzo Fortunato.

Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.

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Buonasera, buonasera, brava gente. Eccoci qui. Salutiamo la Madonnina che sta in quest’angolo, dove c’è la luce, e diciamo: “Sostienici, mamma nostra.”

Ed eccoci qua. È stata una giornata intensa. Oggi siamo stati a San Pietro. Il Papa è ritornato dal viaggio e ha detto alcune cose sulla vita, sull’aborto. Insomma, sicuramente domani i quotidiani ne parleranno abbondantemente.

Ci mettiamo qui. Vedete, stiamo entrando nel refettorio. Salutiamo i nostri confratelli che vengono dal Ghana. Come ti chiami? Gregor, Gregor. Eccoci qua, pregate anche per Gregor che sta studiando. Sta mangiando adesso, sta terminando la cena. E l’altro confratello dov’è andato? No, sta in cucina. Ma lo salutiamo dopo. Quanti siamo qui? Una ventina, una ventina. Eccoci qua.

E allora, brava gente: uno, due, tre. Uno, due, tre. Eccoci qua. Buonasera, buonasera, buonasera. Ci siamo. Solo un attimo che chiudo la porta, che si sente “Sorella TV”, eh, perché i frati si informano. Eh, no? Giusto. Tranquillo, tranquillo, tranquillo. Eccoci qua, eccoci qua, brava gente.

E allora, come state? Ci prepariamo a questa nuova settimana, una settimana ricca di lavoro. Ci saranno diverse riunioni per preparare il piano di comunicazione della Basilica Papale di San Pietro e quindi di Papa Francesco. Ci saranno tante novità che si avvicinano.

Ecco, qua ci sono anche altri fratelli del Ghana. Qui è una comunità internazionale, siamo circa 20 frati, e siamo solo due italiani: io e il guardiano, vero? Io e Padre Germane, che voi avete conosciuto. Rinnoviamo gli auguri a quelli che portano il nome Michela, Gabriele e Raffaele.

Ma andiamo al motivo del nostro stare insieme. E stasera, subito dopo gli auguri, vorrei leggervi due belle lettere. Sono brevi, quindi avete imparato a scrivere brevemente. Continuate a mandare queste lettere, perché poi alcune le leggiamo anche il sabato a Tg1 Dialogo con Piero Damosso su Rai 1, e altre andranno sulla rivista del nuovo magazine di Papa Francesco.

È stato davvero un bell’appuntamento, perché poi una di queste lettere… basta, non mi fate dire più niente, eh. Ok, l’indirizzo ce l’avete: Enzo, Buongiorno brava gente, punto it. Appena è pronto l’indirizzo della redazione in Vaticano, della Basilica, vi darò quello lì, in modo che non si intasi la mia email.

Ecco qua, andiamo avanti, brava gente. Ascoltiamo il Vangelo di Luca:

“In quel tempo nacque una discussione tra i discepoli su chi di loro fosse il più grande. Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: ‘Chi accoglierà questo bambino nel mio nome accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande’. Giovanni prese la parola dicendo: ‘Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demoni nel tuo nome, e glielo abbiamo impedito perché non ti segue insieme con noi’. Ma Gesù gli rispose: ‘Non lo impedite, perché chi non è contro di voi è per voi’.”

Brava gente, allora ci troviamo a vivere una bella pagina di Vangelo, e ci sono dei momenti in cui il Signore ci fa comprendere delle cose.

Oggi è come se il Signore mi avesse fatto comprendere cosa significa mettere i bambini al centro. Vediamo tre passaggi di questo Vangelo, molto breve. Non la faccio lunga, che ieri l’ho fatta un po’ lunga. Mi sa che sono arrivato a 21 minuti. Dobbiamo stare nei 10 minuti. Vediamo se ci riusciamo, almeno per il commento; poi il resto, chi vuole rimane, e chi no… però cerchiamo di essere brevi.

C’è un problema: Gesù affronta un problema. C’è il problema dei discepoli, che iniziano a discutere tra loro. È chiaro il Vangelo: sorse una discussione tra i discepoli, quindi un confronto. E credo che il Vangelo abbia anche ammorbidito la descrizione. Insomma, è successo qualcosa. C’è la fatica dei discepoli, c’è, se volete, anche il loro narcisismo. “Chi è il più grande?”, perché poi Giovanni fa la domanda e Gesù risponde. C’è anche stanchezza, eh, dopo un anno e mezzo, due, stando con Gesù. C’è la questione, se volete, dei primi posti. Quindi Gesù affronta un problema, ed è interessante come Gesù risponde a questo problema.

Cosa fa? Fa praticamente tre cose. La prima: ne parla, ne vuole parlare. Eh, uno dei migliori modi per affrontare qualsiasi problema è parlarne, è dialogare e affrontare il problema, non tenerselo dentro, alimentando maggiore ruggine e frizione. Quindi Gesù affronta il problema, parlarne, primo aspetto. È bellissimo questo, eh? Gesù vuole affrontare il problema con i discepoli: ne parla.

Due: Gesù poi fa un gesto, esterna una postura, cioè un modo di essere. È interessante questa postura, no? Prese un bambino e se lo mise vicino. Probabilmente l’avrà appoggiato come facciamo molti di noi, no? Quando portiamo un bambino, una delle cose più belle che fa un adulto è dire: “Vieni qua.” A volte, con i miei nipotini facciamo questo tipo di gesto, o con dei bambini che conosciamo: lo avviciniamo, cerchiamo di poggiargli la mano sulla spalla, e poi lo facciamo sedere, insomma, sulle nostre ginocchia. Ecco, Gesù esterna una postura. Questa è la postura. Gesù si abbassa, praticamente, e si mette a livello del bambino.

Questa è la seconda cosa: non solo esterna una postura, ma esercita una paternità. Questo gesto è una postura, ma a contempo anche una paternità: rivela il cuore di Padre verso un bambino e manifesta la tenerezza. Poi dice una parola: “Chi accoglierà questo bambino nel mio nome accoglie me, chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato, il Padre.”

Vedete, parte dall’esercitare una postura e una paternità, e rimanda alla fine al Padre. È stupendo questo momento. Pensate, l’ho compreso oggi, meditando questa pagina, preparandomi per voi. E poi lo sapete che, da quando il Papa mi ha affidato la Giornata Mondiale dei Bambini, quando nei passi del Vangelo ricorrono i bambini, c’è un’attenzione maggiore, una riflessione maggiore, una preghiera ancora più intensa, più forte.

Quindi, primo passo: ne parla, affronta il problema. Il secondo: mette in atto un gesto, che è quello di abbassarsi, esternare una postura da padre, esercitare una paternità. E terzo: sono le conseguenze di questi due momenti, la terza potremmo dire, il terzo aspetto di questo Vangelo breve ma intenso. Cosa sta chiedendo Gesù? Facendo questo gesto, Gesù affronta il problema, mette in atto un gesto, ci chiede qualcosa: ci chiede di uscire da noi stessi, di liberarci, se volete, del narcisismo, dell’essere aggrovigliati a noi stessi. Le frizioni nascono sempre da questo, i problemi nascono sempre da questo. E quindi, uscire. Ci chiede di uscire da noi stessi. E come si esce da noi stessi? Quando tu ti prendi cura dell’altro, in questo caso di una persona più piccola, che non può darti niente in cambio. Si esce da sé stessi solo quando sappiamo che dall’azione che facciamo non possiamo ricavarne niente. È un moto veramente disinteressato.

Poi, questo prendersi cura, esercitare la paternità richiede responsabilità, richiede di mettersi in gioco. Così si cresce nella vita: quando ti metti in gioco ed eserciti la tua responsabilità, in questo caso una responsabilità legata alla paternità. E infine, compi un servizio. È bello questo: stai servendo l’altro, ed è la massima espressione quando si serve l’altro senza avere nulla in cambio e in maniera davvero disinteressata. Tu ti doni, fai dono di te stesso all’altro.

Eccoci qua, allora, brava gente. Questo è quello che il Vangelo ci dona, ci dice, ci racconta, ci orienta, ci stimola. Mi fermo

qua, brava gente. So che a volte vi piacciono queste riflessioni, e vediamo se questa è chiara. Sto cercando anche di spiegarmi un po’ di più, per essere più comprensibile a tutti, brava gente.

Ecco qua, allora. Cosa facciamo? Facciamo una preghiera: Dio ti salvi, Maria, piena di grazia…

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