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p. Alessandro Cortesi op – Commento al Vangelo di domenica 3 Agosto 2025

Domenica 3 Agosto 2025 - XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 12,13-21

Data:

“Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato”.

Qohelet è il predicatore. Nel cuore del Primo testamento il suo testo inquieta e sfida, perché proviene dalla voce di chi ha assaporato tutte le cose belle della vita. Eppure ne scorge una precarietà fondamentale espressa nel termine vanità (hebel): come la rugiada che al mattino si dissolve o come la schiuma del mare che immediatamente scompare. In modo sconsolato dice “chi ha lavorato alla fine dovrà lasciare ad altri tutta la sua fatica”.

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E’ uno sguardo realistico, che provoca a pensare e a scorgere come vanno le cose sotto il cielo. E’ tuttavia un pensiero che nella sua durezza apre a considerazioni di ciò che permane: La ‘nozione di eternità’ che Dio ha posto nel cuore umano è apertura ad avere una visione d’insieme di tutti frammenti della vita. Questi appaiono senza rapporto tra di loro. Oltre l’inconsistenza si apre un desiderio a scorgere un orizzonte di senso e ad arrendersi al mistero di Dio e del suo disegno.

«Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede»

Luca presenta la parabola del ricco preoccupato solo di accumulare e che non considera il tempo della sua vita. I suoi pensieri concentrati sull’accumulo esprimono una stoltezza diffusa: è l’atteggiamento di chi non pensa al tempo ed alla fragilità della vita, al limite radicale di ogni esistenza e di ogni cosa.

La parabola narra situazioni quotidiane e tiene insieme un rimprovero e una indicazione: è in fondo una denuncia di modo di pensare la vita come accumulo rimanendo indifferenti alla giustizia e alla condizione di chi fa più fatica. E’ un anche indicazione a considerare il valore del tempo, a viverlo con responsabilità, verso gli altri, verso le cose affidate. Gesù propone di valutare il tempo e di pensare che la vita non dipende dai beni.

“vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato”.

Nella lettera ai Colossesi si apre uno squarcio di speranza: la nostra esistenza già respira l’atmosfera della pasqua. Può aprirsi a ricercare le cose di lassù. E’ la presenza della novità di Cristo risorto che dà la forza e orienta ad un rinnovamento profondo della vita. Diventare creature nuove è camminare giorno per giorno in uno stile di vita che faccia propri i sentimenti e le scelte di Gesù stesso. E’ lui uomo nuovo e la nostra vita può essere trasformata per diventare come lui ha vissuto, passando facendo del bene perché Dio era con lui.

Per gentile concessione di p. Alessandro – dal suo blog.

p. Alessandro Cortesi op

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘santa Caterina da Siena’ a Firenze. Direttore del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira – Firenze.

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