โPerdona lโoffesa al tuo prossimoโฆโ
Il libro del Siracide intende richiamare le vie della sapienza consegnate nella Torah: lรฌ sta il cuore della vita del popolo dโIsraele. Una parola importante riguarda il perdono nei confronti del fratello. Il riferimento รจ ripreso dalla legge che indica il rifiuto della vendetta (del Levitico): โnon coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratelloโฆ non ti vendicherai e non serberai rancore โฆ ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signoreโ (Lev 19,17.18).
Il perdono del fratello รจ richiamo per impostare relazioni con chi appartiene alla medesima comunitร ; costituisce un decisivo superamento della logica della vendetta, della rappresaglia e della violenza. Si tratta di una apertura importante ma anche limitata a chi รจ vicino.
Ben Sira rilegge questo testo e vi scorge aspetti nuovi: il perdono รจ processo che pone nuova relazione tra gli uomini ma si radica nellโagire di Dio. Dio darร il suo perdono a chi avrร perdonato lโoffesa subita: โPerdona lโoffesa al tuo prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccatiโ. Lโesperienza del perdono costituisce cosรฌ una soglia in cui si attua un rapporto con Dio.
โPietro si avvicinรฒ a Gesรน e gli disse: Signore, quante volte dovrรฒ perdonare al mio fratelloโฆโ
La questione del perdonare era al centro di un dibattito nel tempo di Gesรน e per questo Pietro interroga Gesรน: fino a qual limite si deve perdonare?
Gesรน rinvia ad una misura, che รจ quella della misericordia: non si lascia rinchiudere entro calcoli e limiti e va oltre ogni angusto orizzonte. Non รจ indicazione di non considerare il male e di confonderlo con il bene ma รจ invito a testimoniare lโagire di Dio stesso come agire di dono e salvezza.
La parabola narra di un servo che chiede al padrone di dilazionare il pagamento del suo debito. Con stupore si trova di fronte ad un condono inatteso. Sta qui il passaggio fondamentale della parabola. Il perdono trova la sua origine in Dio capace di condonare perchรฉ capace di amare oltre ogni limite. Ma il servo non fa altrettanto con un suo debitore, non prolunga il dono ricevuto senza meriti. La parabola ha il suo centro nel rinviare al volto di Dio. Lโagire di Dio non รจ secondo i modelli dellโegoismo e della violenza.
Riletta nella comunitร di Matteo la parabola assume accentuazioni sul versante ecclesiale e rapportata al tempo ultimo. Il re che condona diecimila talenti รจ colui che compie il giudizio finale. Il servo che non ha condonato cento denari โ una cifra incredibilmente esiguaย a confronto dei diecimila talenti che egli doveva โ รจ destinato ad un supplizio drammatico. Matteo intende accostare al messaggio centrale sul dono di Dio un invito alla responsabilitร della comunitร dei discepoli.
Il tempo della chiesa si pone tra un perdono ricevuto, da accogliere come dono e un perdono da trasmettere. Scoprirsi perdonati apre alla responsabilitร per gli altri nellโattuare scelte di riconciliazione, nel tessere nuovi legami nei rapporti lacerati tra popoli e persone. Eโ in gioco un rapporto con Dio che passa attraverso i rapporti con gli altri, di giustizia e riconciliazione.
Fonte: il sito di don Alessandro Cortesi
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p. Alessandro Cortesi op
Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso lโIstituto Superiore di Scienze Religiose โsanta Caterina da Sienaโ a Firenze. Direttore del Centro Espaces โGiorgio La Piraโ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira โ Firenze.




