La fisionomia della nostra epoca รจ segnata, tra lโaltro, da una crescente difficoltร a riconoscerci in un comune sentire di fronte alla realtร .
Non si tratta di giungere a giudizi identici, ma di poter contare come condizione di partenza su una base di evidenze essenziali radicata nella coscienza collettiva. Se non ci unisce lo stesso alfabeto difficilmente riusciremo a intenderci su qualsiasi argomento. La nostra societร presenta molteplici aree nelle quali si avverte in modo sempre piรน acuto lโesigenza di sentirsi dalla stessa parte, una fraternitร sociale che va recuperata.
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Di questa necessitร basilare fa parte anche la considerazione nella quale teniamo la vita umana, per sua natura parte di quei princรฌpi essenziali che dovrebbero costituire le condizioni minime per cercare il bene di tutti, sapendosi distanti su molti fronti, ma uniti davanti a poche certezze che vanno sottratte alle divisioni. Se non sappiamo riconoscere la dignitร di ogni vita, comunque si presenti ai nostri occhi, sarร difficile non solo intendersi su altri punti assai piรน complessi, e meno vistosamente condivisi (cosa cโรจ di piรน condiviso della stessa vita?), ma anche costruire una comunitร civile capace di affrontare qualsiasi sfida.
La riflessione sโimpone alla vigilia di un anniversario – i 40 anni della legge 194, entrata in vigore il 22 maggio 1978 – che ci riporta a un provvedimento parlamentare attorno al quale si accese un confronto capace come pochi altri nella storia recente di lacerare la comunitร nazionale, tanto da restare tuttora vivo come se i fatti risalissero a ieri.
Colpisce che a distanza di un tempo invece ormai ragguardevole si assista ancora allโimmediato schierarsi su fronti contrapposti quando riemerge il tema al centro di quella legge, come rispondendo a un impulso incontenibile: gli “abortisti” di qua e i “pro-life” di lร . Una divisione che per qualcuno si risolve ancor piรน sbrigativamente evocando una linea di faglia tra laici e cattolici, categorie ormai inadeguate per capire cosa si muove dietro lo schermo di usurate polemiche. Dopo quarantโanni รจ forse il momento di dire che sullโaborto non si tratta piรน di schierarsi ma di osservare la realtร e lasciarla parlare, senza la pretesa di aver giร capito e giudicato. Tentiamo allora di farlo, con umiltร , a partire da una domanda: cosa custodisce il grembo di una donna “in attesa”? E perchรฉ oggi anche piรน di quarantโanni fa sembra tanto difficile accogliere un figlio con la libertร e la gioia che un fatto simile chiede e dona? Non puรฒ essere ambizione di tutti lโobiettivo di ridurre gli aborti a zero, considerando ciascuno di essi come uno di troppo, una ferita intima per la donna che lo affronta, spesso costretta da pressioni ambientali, economiche e culturali, e ogni vita fermata lร dovโera custodita e protetta come un bambino che mancherร a tutti? In quarantโanni gli aborti in Italia sono stati sei milioni, e la cifra cosรฌ imponente – piรน grande della piรน grande cittร italiana – da sola deve far riflettere, anche alla luce del drammatico declino della natalitร . La realtร parla, e non sarebbe saggio zittirla.
Ecco un terreno sul quale si gioca tutta la nostra umanitร : se non sappiamo riconoscere tutti lโorigine prima della nostra stessa esistenza, la vita umana al suo sorgere e nello sviluppo poi ininterrotto sino alla nascita e oltre, lungo il suo intero cammino, come la scienza ci ha dimostrato con innumerevoli prove in questi anni, su quali altre certezze potremo ritrovarci senza dover sempre radiografarci sospettosamente a vicenda? Attorno allโaborto si sono costruiti muri e fortificazioni, perdendo forse perรฒ di vista che al centro cโรจ lโorigine che tutti ci accomuna. Ognuno di noi รจ frutto di un concepimento, una gravidanza, una nascita, di una pro-creazione che รจ il gesto piรน umano al quale si possa pensare e che nello stesso linguaggio, a indicarne lโinsuperabile bellezza, evoca con potenza lโatto creatore di Dio chiamando in causa lโuomo – mai come in questo caso sua immagine – come indispensabile collaboratore e artefice.
Siamo tutti figli, unโidea che da sola dovrebbe indurci a un ascolto reciproco piรน attento e meno allarmato, cominciando dal saper capire cosa impedisce oggi a una donna e a un uomo di poter avere i figli che desiderano. Lโinverno demografico che lโIstat in questi giorni ci ha nuovamente messo sotto gli occhi รจ la prova che la ยซtutela sociale della maternitร ยป alla quale la 194 dedica i primi tre articoli anteponendola giร nel titolo alla stessa ยซinterruzione volontaria della gravidanzaยป รจ purtroppo rimasta largamente sulla carta, comprimendo il fondamentale diritto umano delle donne italiane di diventare madri.
Il ยซdiritto alla procreazione cosciente e responsabileยป che ยซlo Stato garantisceยป sin dallโincipit della legge รจ un percorso che va ancora adeguatamente attrezzato, con iniziative allโaltezza della sfida. Ma nulla sarร efficace se non potremo contare su una consapevolezza condivisa di fronte alla vita umana, un dato che ci supera e ci precede. Nel suo silenzioso bussare alla nostra porta chiedendo soltanto di essere riconosciuta e accolta per ciรฒ che รจ difficile non scorgere come il primo di tutti i diritti.
NUNZIO GALANTINO
Fonte
Il Sole 24 Ore โ COMMENTI E INCHIESTE / Testimonianze dai confini โ 19 maggio 2018
