Mons. Nunzio Galantino – La 194, i 40 anni e le domande che ci pone

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La fisionomia della nostra epoca รจ segnata, tra lโ€™altro, da una crescente difficoltร  a riconoscerci in un comune sentire di fronte alla realtร .

Non si tratta di giungere a giudizi identici, ma di poter contare come condizione di partenza su una base di evidenze essenziali radicata nella coscienza collettiva. Se non ci unisce lo stesso alfabeto difficilmente riusciremo a intenderci su qualsiasi argomento. La nostra societร  presenta molteplici aree nelle quali si avverte in modo sempre piรน acuto lโ€™esigenza di sentirsi dalla stessa parte, una fraternitร  sociale che va recuperata.

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Di questa necessitร  basilare fa parte anche la considerazione nella quale teniamo la vita umana, per sua natura parte di quei princรฌpi essenziali che dovrebbero costituire le condizioni minime per cercare il bene di tutti, sapendosi distanti su molti fronti, ma uniti davanti a poche certezze che vanno sottratte alle divisioni. Se non sappiamo riconoscere la dignitร  di ogni vita, comunque si presenti ai nostri occhi, sarร  difficile non solo intendersi su altri punti assai piรน complessi, e meno vistosamente condivisi (cosa cโ€™รจ di piรน condiviso della stessa vita?), ma anche costruire una comunitร  civile capace di affrontare qualsiasi sfida.

La riflessione sโ€™impone alla vigilia di un anniversario – i 40 anni della legge 194, entrata in vigore il 22 maggio 1978 – che ci riporta a un provvedimento parlamentare attorno al quale si accese un confronto capace come pochi altri nella storia recente di lacerare la comunitร  nazionale, tanto da restare tuttora vivo come se i fatti risalissero a ieri.

Colpisce che a distanza di un tempo invece ormai ragguardevole si assista ancora allโ€™immediato schierarsi su fronti contrapposti quando riemerge il tema al centro di quella legge, come rispondendo a un impulso incontenibile: gli “abortisti” di qua e i “pro-life” di lร . Una divisione che per qualcuno si risolve ancor piรน sbrigativamente evocando una linea di faglia tra laici e cattolici, categorie ormai inadeguate per capire cosa si muove dietro lo schermo di usurate polemiche. Dopo quarantโ€™anni รจ forse il momento di dire che sullโ€™aborto non si tratta piรน di schierarsi ma di osservare la realtร  e lasciarla parlare, senza la pretesa di aver giร  capito e giudicato. Tentiamo allora di farlo, con umiltร , a partire da una domanda: cosa custodisce il grembo di una donna “in attesa”? E perchรฉ oggi anche piรน di quarantโ€™anni fa sembra tanto difficile accogliere un figlio con la libertร  e la gioia che un fatto simile chiede e dona? Non puรฒ essere ambizione di tutti lโ€™obiettivo di ridurre gli aborti a zero, considerando ciascuno di essi come uno di troppo, una ferita intima per la donna che lo affronta, spesso costretta da pressioni ambientali, economiche e culturali, e ogni vita fermata lร  dovโ€™era custodita e protetta come un bambino che mancherร  a tutti? In quarantโ€™anni gli aborti in Italia sono stati sei milioni, e la cifra cosรฌ imponente – piรน grande della piรน grande cittร  italiana – da sola deve far riflettere, anche alla luce del drammatico declino della natalitร . La realtร  parla, e non sarebbe saggio zittirla.

Ecco un terreno sul quale si gioca tutta la nostra umanitร : se non sappiamo riconoscere tutti lโ€™origine prima della nostra stessa esistenza, la vita umana al suo sorgere e nello sviluppo poi ininterrotto sino alla nascita e oltre, lungo il suo intero cammino, come la scienza ci ha dimostrato con innumerevoli prove in questi anni, su quali altre certezze potremo ritrovarci senza dover sempre radiografarci sospettosamente a vicenda? Attorno allโ€™aborto si sono costruiti muri e fortificazioni, perdendo forse perรฒ di vista che al centro cโ€™รจ lโ€™origine che tutti ci accomuna. Ognuno di noi รจ frutto di un concepimento, una gravidanza, una nascita, di una pro-creazione che รจ il gesto piรน umano al quale si possa pensare e che nello stesso linguaggio, a indicarne lโ€™insuperabile bellezza, evoca con potenza lโ€™atto creatore di Dio chiamando in causa lโ€™uomo – mai come in questo caso sua immagine – come indispensabile collaboratore e artefice.

Siamo tutti figli, unโ€™idea che da sola dovrebbe indurci a un ascolto reciproco piรน attento e meno allarmato, cominciando dal saper capire cosa impedisce oggi a una donna e a un uomo di poter avere i figli che desiderano. Lโ€™inverno demografico che lโ€™Istat in questi giorni ci ha nuovamente messo sotto gli occhi รจ la prova che la ยซtutela sociale della maternitร ยป alla quale la 194 dedica i primi tre articoli anteponendola giร  nel titolo alla stessa ยซinterruzione volontaria della gravidanzaยป รจ purtroppo rimasta largamente sulla carta, comprimendo il fondamentale diritto umano delle donne italiane di diventare madri.

Il ยซdiritto alla procreazione cosciente e responsabileยป che ยซlo Stato garantisceยป sin dallโ€™incipit della legge รจ un percorso che va ancora adeguatamente attrezzato, con iniziative allโ€™altezza della sfida. Ma nulla sarร  efficace se non potremo contare su una consapevolezza condivisa di fronte alla vita umana, un dato che ci supera e ci precede. Nel suo silenzioso bussare alla nostra porta chiedendo soltanto di essere riconosciuta e accolta per ciรฒ che รจ difficile non scorgere come il primo di tutti i diritti.

NUNZIO GALANTINO

Fonte
Il Sole 24 Ore โ€“ COMMENTI E INCHIESTE / Testimonianze dai confini โ€“ 19 maggio 2018

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