Mons. Nunzio Galantino – Il sapore del «non ancora» dei sogni veri

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Il sapore del «non ancora» dei sogni veri

A quale ideale, aspirazione che reclama tutto il nostro amore vogliamo essere fedeli?

Con quanta fretta trascorriamo le nostre giornate e roviniamo le nostre relazioni. Una fretta che spesso ci fa perdere anche il gusto della fedeltà alle aspirazioni, ai sogni, alle persone, alle promesse. Forse perché la fedeltà è uno stato d’animo, un desiderio confuso ma anche nitido di tendere a qualcosa che ha bisogno di essere coltivato, che non esclude la fatica o la pena, ma la riempie. Così è possibile essere fedeli anche nelle esitazioni e nelle perplessità, quando ci sentiamo inadeguati e distanti. Forse perché fedeltà non vuol dire avere delle sicurezze, ma solo andare un po’più lontano, aprendo il cuore al futuro.

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Sì, credo proprio che non siamo soli nel nostro sforzo per essere fedeli. Credo che tutto l’universo attenda fedelmente la sua compiutezza (Rm 8,19), non considerandosi mai finito o esaurito; come una madre, che non pensa di aver concluso il suo compito una volta che il figlio è venuto alla luce. Mi piace pensare che anche Dio attende.

E, pensandoci bene, mi sembra di capire che è tutto un problema di amore. È un problema di passione perché, quando si ama si è spontaneamente fedeli, non si pensa a tradire, non sfiora neanche l’idea. Il progetto al quale ci siamo votati infatti ci sembra l’unico, il solo. Nessun altro gli assomiglia, a nessun altro può essere paragonato. Tutta la bellezza e la realizzazione che desideriamo sta lì. Nel progetto di vita scelto.

Ma noi a quale ideale, valore, sogno, aspirazione che reclama tutto il nostro amore vogliamo essere fedeli?

È questa la domanda bruciante della nostra vita, quella che ci preme dentro nella nostra inquietudine, quella che ci fa sentire insoddisfatti nel nostro benessere e anche quella che ci dà il senso, la forza, il coraggio e la pazienza di non sentirci umiliati nel nostro insistente cercare.

Così, stento a essere fedele quando non amo abbastanza e mi stanco di aspettare e mi distraggo con gli accecanti richiami dei falsi bisogni.

La fedeltà è un po’come gettare l’ancora per non naufragare e andare alla deriva e per restare legati a ciò che amiamo. Solitamente l’ancora si getta nelle profondità, ma chi è fedele le fa fare un viaggio all’inverso, lanciandola e proiettandola verso l’alto. Perché la terra non ci basta: abbiamo bisogno di aria, di vento, di cielo e di stelle per rimanere uniti a quella luce e a quell’amore nel quale teniamo fisso lo sguardo.

Coltivare questa fedeltà ci permette di non tenere separati il sogno e la vita. Non ce li fa distinguere l’uno dall’altro; ma a un certo momento il sogno viene a innestarsi nella vita, e la trasforma. Proprio come si fa con le piante, quando si innesta una specie più pregiata su una meno pregiata: vita su vita. E la si lega delicatamente, per non strozzarla questa vita che ormai è diventata unica, per permettere alla linfa di scorrere e di nutrirla. Così, forse domani avrò una pianta più bella.

Dove possiamo attingere quella linfa che ci permetterà di crescere più forti? Come trovare il coraggio per rinunciare alla smania di certezze e abbandonarci alla fragilità di un “forse”? Bisogna essere giovani per poter sognare, bisogna cioè avere quella speranza nel domani che viene dalla freschezza e dal gusto dell’avventura, bisogna possedere l’audacia di chi rischia, la spensieratezza di chi non calcola e la follia di chi coltiva le proprie passioni.

Sognare non è perdersi con l’occhio smarrito dietro le velleità del momento. Sognare è vedere quel che ancora non c’è, è sentire che quella cosa che è il nostro sogno possiamo realizzarla, dedicandole tutte le nostre energie, tutta la nostra vita, perché è diventata la nostra vita. Accrescendola, dandole un nuovo senso, un nuovo profumo.

I sogni non si tengono nel cassetto, non si isolano per tirarli fuori solo quando siamo in vena di essere un po’romantici o ammalati di rimpianto: quelli evidentemente non sono sogni, ma tristi e banali fughe dalla realtà. Il sogno ha invece la forza della vita, ha il sapore del “non ancora” che si compie anche grazie al nostro contributo. Come quello – e questo è l’ultimo – che ho offerto finora ai lettori del Sole 24 Ore con le mie “Testimonianze di confini” ma che continuerò a offrire su la Domenica attraverso la rubrica “Abitare le parole”.

NUNZIO GALANTINO

Fonte
Il Sole 24 Ore – COMMENTI E INCHIESTE / Testimonianze dai confini – 7 Luglio 2018

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