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mons. Giuseppe Mani – Commento al Vangelo di domenica 5 Ottobre 2025

La fede viva

Le letture liturgiche di questa domenica sono un appello alla fede viva. Fede provata del profeta Abacuc che si confronta con un problema notevole: “Israele ha peccato ma i caldei non sono meglio di lui? Perché il Signore lascia divorare il suo popolo?”.

Fede ardente dell’Apostolo Paolo quando alla fine della vita scrive dalla sua prigione a Timoteo: “Regola la tua dottrina sul solido insegnamento che hai ricevuto da me, nella fede e nell’amore che abbiamo in Cristo Gesù”.

Fede potente ed efficace, dice Gesù, tale “da sradicare un albero e piantarlo nel mare” (Lc 7,16). Impressionante iperbole!

Credere malgrado le opere. L’oracolo di Abacuc annuncia l’imminente invasione dei caldei con una descrizione impressionante. Il dibattito tra Jahvé e il profeta è vivo. “Fino a quando, Signore, griderò verso di te e non ascolti?”. Dio risponde: “Io ho suscitato i caldei, popolo feroce e impetuoso. Volano come l’aquila verso la sua preda”. Abacuc non si scoraggia: “Dall’origine sei il mio Dio, il mio santo”. Dio risponde: “Il giusto vivrà per la sua fede”. Delle maledizioni di Israele è pieno il libro, ma su tutto si stacca in piena luce l’affermazione: “Esulterò in Jahvé, mio Salvatore”. Quale esempio per noi che dubitiamo della bontà di Dio! Qualsiasi siano le vicissitudini della storia, l’amore di Dio resta l’ultima Parola.

Vivere di fede. Timoteo è “suo figlio prediletto”. All’inizio della lettera indirizzatagli, Paolo afferma: “Brucio dal desiderio di rivederti per essere pieno di gioia. Ricordo la fede senza dubbi che è in te. Era nel cuore di tua nonna, di tua madre e son convinto che è anche in te”. Dopo diversi anni, Paolo decide di portarlo con sé nella sua avventura apostolica. Le chiese in cui passano “si confermano nella fede e crescono di numero giorno per giorno” (Atti 16,4-5). Da non dimenticare le due dimensioni di questa virtù teologale: credere alle verità rivelate da Cristo e allo stesso tempo lo slancio del cuore. La fede è presentata come una “pietra preziosa”.

Crescere nella fede. “Aumenta in noi la fede” (Lc 17,5). Le domeniche precedenti abbiamo incontrato il servitore infedele che fa i suoi affari con astuzia e l’uomo ricco egoista che non può vedere Lazzaro coperto di piaghe. Dopo questo insegnamento gli Apostoli richiedono un supplemento di fede per essere fedeli discepoli del Signore.

Il Signore non risponde alla loro questione se non con una immagine: “Se aveste fede quanto un granello di senape direste a questo albero sradicati e vai a piantarti nel mare e vi obbedirebbe”.

Il centro del vangelo è altrove. Se la fede permette di sollevare le montagne e si manifesta come l’esercizio di un potere soprannaturale, il rischio è grande di vedere il credente gonfiarsi di orgoglio. Gesù vuole evitare questa deriva facendo appello all’umiltà. Tutto viene da Dio, l’uomo è un semplice servitore. Il Cristo vuol metterci in guardia dalla vanità. Abacuc ci invita a trovare la nostra gioia nel Signore.

San Paolo ci invita a ravvivare in noi il dono di Dio. Il Cristo ci ricorda che i carismi possono pervertire la fede quando è ritenuta come un potere da esercitare. Ad immagine dello specchio siamo soltanto capaci di accogliere e riflettere una luce che non viene da noi.

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