Tenersi pronti
La nostra vita è un’attesa quotidiana. Siamo perpetuamente spinti verso il futuro, verso ciò che speriamo. In questo orizzonte ci appare più o meno ciò che noi abbiamo: la felicità, il benessere, la pace, la riuscita, il compimento di qualche desiderio. Viviamo di speranza. Oppure non aspettiamo niente o la disperazione o il suicidio.
Aspettare, sperare, preparare un domani è fortemente radicato in noi. Anche quando le prove, i fallimenti ci feriscono, rinasce il piccolo fiore della speranza e ricominciamo a vivere, a far progetti, a programmare l’avvenire.
L’attesa di Dio. Dire che Dio aspetta qualcosa è un modo umano di parlare: per Lui tutto è presente. Non ha bisogno o desiderio della nostra collaborazione. Si può invece dire che Dio ha un desiderio di amore fin dalle nostre origini, un progetto per la terra e per l’uomo sulla terra. Creando l’uomo a sua immagine e somiglianza, Dio non ha cessato di modellare l’uomo ai ritmi del suo progetto sollecitando la sua libertà e il suo ruolo di partner. Malgrado tante recessioni di cui la Bibbia ne è eco, il Signore non ha mai abbassato le braccia o disperato dell’uomo.
Nessuno può essere soddisfatto del mondo in cui vive, veicolo di ingiustizie e di sofferenze. Gli esseri umani aspirano alla dignità, alla riconoscenza, a vivere decentemente. A questo aspirano e per questo lottano. A piccoli passi impercettibili l’umanità avanza e il progetto di Dio si concretizza. Dio costruisce con noi segni del mondo di domani. Mille avanzamenti quotidiani, gesti di amore, di pace, di condivisione sono indice di questo cammino alla “luce di Dio” di cui Isaia parla. I santi sono testimoni privilegiati di questo mondo nuovo.
La vigilanza dell’uomo. Dinanzi al pericolo dell’addormentamento: “No! Non si assopisce, non dorme il custode d’Israele”. Facilmente possiamo lasciarci andare al sonno, insensibilmente lasciarci andare alla sonnolenza morale, spirituale che ci rende fragili, vulnerabili, incapaci di reagire e di progredire. Ho visto famiglie in serie difficoltà dopo dieci anni di matrimonio. La coppia va alla deriva lentamente senza rendersene conto, in gran parte per mancanza di comunicazione.
In che stato mi trovo? In stato di veglia? Le mie abitudini, le mie occupazioni, i miei confort, le mie indulgenze, complici dinanzi a me stesso e alle mie debolezze, le mie ricchezze, i miei piaceri mi hanno a poco a poco “anestetizzato” e reso insensibile ai pericoli, sordo e cieco nella mia relazione col Signore e con gli altri. Paolo ci ricorda le tenebre che addormentano lo spirito e l’anima. Ciascuno può utilizzare, completare e inventare questi “sonniferi spirituali”.
Vegliare. Il Signore passa nella mia vita. Bussa alla mia porta: “E’ ora di svegliarsi dal sonno”, insiste San Paolo. Per chi vegli un malato o ai navigatori solitari non è permesso addormentarsi, assopirsi, perché il pericolo può venire ad ogni istante.
In questo tempo di Avvento il tempo si fa breve. Prendiamo sul serio questo appello alla vigilanza di questa domenica.
Cominciamo un nuovo anno liturgico attendendo nella speranza, riprendendo coraggio, ricominciando e ripartire.
