mons. Giuseppe Mani – Commento al Vangelo di domenica 28 Settembre 2025

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Una scena che ci interroga

รˆ una scena a cui assistiamo ogni giorno e di cui siamo attori. Il titolo potrebbe essere โ€œIndifferenzaโ€: un banchetto solenne, ricco di vivande e di persone importanti e un povero che chiede lโ€™elemosina alle porte del palazzo. Tra i due momenti regna un clima preciso: lโ€™indifferenza. Niente di peggio e di piรน scandaloso: lโ€™immagine di una umanitร  profondamente divisa dalla fame e che si ignora, non si conosce, non si percepisce perchรฉ ha perso la sensibilitร .

รˆ quello che avviene ogni sera davanti alle notizie del telegiornale: scene di povertร  estrema dovute alla violenza e alla cattiveria degli uomini, bambini e adulti che muoiono di fame, ospedali bombardati, seguiti da scene luccicanti delle premiazioni di film, di gare sportive, di successi letterari. Si passa da una scena allโ€™altra con una velocitร  che non lascia il tempo di riflettere. Questa รจ lโ€™educazione che la nostra societร  ci offre per sensibilizzare e creare comunione. Che mondo! Lโ€™indifferenza dinanzi a tutto รจ uno dei mali peggiori dellโ€™uomo che รจ chiamato a vivere in comunione. Il Papa non fa mai mancare nei suoi discorsi il ricordo per chi soffre, ma anche quello รจ sopraffatto dallโ€™interesse per la riuscita della celebrazione e del raduno.

Gesรน oggi ci mette dinanzi la rivoltante giustapposizione dei due mondi quello dellโ€™opulenza e quello dellโ€™estrema povertร . Una sola cosa unisce questi due uomini: la loro condizione mortale. Lungi dallโ€™avvicinarli. La morte sceglie il loro non incontro.

Lโ€™invito pressante di Gesรน non รจ stato ascoltato, non ha risvegliato nella memoria il codice dellโ€™Alleanza: โ€œSe in mezzo a te ci sarร  un fratello bisognoso non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti a luiโ€ (Dt 15,7-11). Niente potrร  colmare lโ€™abisso creato dalla ricchezza egoistica e la povertร , neppure appellandosi al Padre Abramo. Davanti a questa risposta il ricco tenta una preghiera per i suoi fratelli, rivendica un segno per convertirli. Non รจ lโ€™eccezionale che conviene invocare. La risposta รจ chiara: โ€œChe ascoltino Mosรจ e i profeti e che mettano in pratica la Parola di Dioโ€.

Oggi questa Parola risuona alle porte del nostro cuore. Non saremo salvati dalle apparizioni, dai miracoli spettacolari, ma dalla messa in pratica della Parola di Dio nel contesto della nostra vita familiare, personale, professionale. Ascoltare gli appelli alla condivisione, allโ€™impegno, ai servizi caritativi, tutto ciรฒ che ci propongono le nostre parrocchie.

Lโ€™invito solenne a Timoteo ci riguarda tutti. Ci invita alle nostre relazioni con gli altri e con Dio. โ€œCerca di essere giusto, religioso, vivi nella fede e nellโ€™amoreโ€. Il nostro riferimento al Battesimo e alle esperienze religiose non basta. Paolo continua a dire a Timoteo: โ€œContinuiamo a combattere per la fede? Purtroppo, siamo tentati dalla fatica di lasciar andare tutto, di accomodare la nostra fede al gusto del tempo e di lasciarci prendere dal conformismo e dal modo di pensare che vanifica il nostro tempoโ€.

โ€œMantenere il comandamento del Signore rimanendo irreprensibili e rettiโ€: non sarร  mai proteggerci dalla paura di fallire; non potrร  mai essere un guardare indietro, ma essere rivolti dinamicamente verso Cristo, con lโ€™impegno costante di portare con i credenti la testimonianza della fede, con gli occhi e il cuore rivolti verso Colui che Viene.

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