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Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 19 luglio 2026

Proseguiamo, in questa XVI domenica del Tempo Ordinario, la lettura del grande discorso in parabole contenuto nel capitolo 13 del Vangelo di san Matteo.

Dopo la parabola del seminatore, che ci ha accompagnati nella riflessione della scorsa domenica, oggi Gesù ci offre altre tre parabole: quella del grano e della zizzania, del granello di senape e del lievito.

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Tre immagini che, pur nella loro diversità, rivelano il modo con cui Dio opera nella storia e nel cuore dell’uomo.

La prima parabola, quella del grano e della zizzania, è anche l’unica accompagnata da una spiegazione da parte di Gesù.

Al di là delle questioni esegetiche legate alla sua redazione, il suo messaggio conserva una straordinaria attualità.

Gesù paragona il Regno dei cieli a un uomo che semina del buon seme nel proprio campo.

È l’immagine di Dio, creatore di ogni bene, sorgente della vita e dell’amore.

Tuttavia, mentre tutti dormono, il nemico entra nel campo e vi sparge la zizzania.

Così, quando il raccolto cresce, accanto alle spighe mature compare anche l’erba infestante.

Questa parabola descrive con grande realismo la nostra esperienza quotidiana.

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Nel mondo convivono il bene e il male, la giustizia e l’ingiustizia, la generosità e l’egoismo.

Lo stesso accade nel cuore di ciascuno di noi, dove insieme ai desideri più autentici trovano spazio fragilità, incoerenze e peccati.

La reazione dei servi è immediata: desiderano eliminare la zizzania il prima possibile.

È una tentazione che conosciamo bene. Vorremmo risolvere ogni problema con decisioni rapide, distinguere subito i buoni dai cattivi, cancellare il male con le nostre sole forze.

Il padrone, invece, invita ad attendere. Sa che un intervento affrettato rischierebbe di compromettere anche il grano.

Il suo atteggiamento rivela la pazienza di Dio, che accompagna la storia con infinita misericordia, offrendo sempre spazio alla conversione e alla crescita del bene.

Questa pazienza riguarda il mondo intero, ma anche la vita di ciascuno di noi.

Il tempo dell’esistenza è il tempo nel quale Dio continua a coltivare il suo campo con fiducia, attendendo che la grazia maturi i suoi frutti e che il bene prevalga sul male.

La seconda parabola è quella del granello di senape.

Gesù prende come esempio un seme piccolissimo che, una volta cresciuto, diventa il più grande degli arbusti, tanto da offrire riparo agli uccelli del cielo.

Anche qui emerge lo stile di Dio. Egli ama la via della piccolezza, dell’umiltà e del nascondimento.

È la logica dell’Incarnazione: il Figlio di Dio nasce in una famiglia semplice, cresce in un villaggio sconosciuto, sceglie collaboratori umili e consegna la propria vita sulla croce.

Da quella apparente debolezza germoglia la salvezza del mondo.

La storia della Chiesa conferma continuamente questa verità. Quanto bene è nato da uomini e donne che agli occhi del mondo sembravano insignificanti!

I santi hanno trasformato la storia proprio perché hanno lasciato agire Dio nella semplicità della loro vita.

La terza parabola è quella del lievito.

Una donna ne prende una piccola quantità e la mescola in tre misure di farina, finché tutta la pasta fermenta.

Il lievito scompare nell’impasto, ma continua silenziosamente la sua opera.

Nessuno ne vede l’azione, eppure tutta la massa viene trasformata.

Così agisce il Regno di Dio. La sua forza opera dall’interno delle persone, delle famiglie, delle comunità e della società.

È un’azione discreta, paziente e costante, che spesso sfugge agli occhi di chi misura tutto secondo criteri di efficienza o di successo immediato.

Anche questa parabola ci invita a rivedere il nostro modo di pensare.

Siamo facilmente attratti da ciò che appare grande e visibile, mentre il Signore ci insegna a riconoscere la fecondità dei piccoli gesti, della fedeltà quotidiana e del bene compiuto nel silenzio.

Le tre parabole formano così un unico grande insegnamento.

Il Regno cresce nella pazienza, nella piccolezza e nella forza trasformatrice dell’amore.

È questa la logica del Padre, tanto diversa da quella di un mondo che esalta il potere, la visibilità e i risultati immediati.

La Parola di Dio ci invita allora a verificare la nostra vita.

Sappiamo attendere i tempi della grazia? Crediamo davvero che un piccolo gesto d’amore possa cambiare il cuore di una persona?

Continuiamo a seminare il bene anche quando i frutti tardano ad arrivare?

Il Signore ci chiede di essere buon grano in mezzo alla zizzania, di custodire la fiducia del granello di senape e di vivere come il lievito che trasforma la pasta dall’interno.

È così che il Vangelo continua a cambiare il mondo: attraverso uomini e donne che si lasciano plasmare dalla grazia e diventano segni credibili della presenza di Dio.

Questa è la forza nascosta del Regno. Una forza che cresce nel silenzio, rispetta i tempi della maturazione, trasforma la realtà con pazienza e conduce ogni cosa verso la sua pienezza.

Chi accoglie questa logica impara a guardare la storia con gli occhi di Dio e scopre che il bene, anche quando sembra fragile, possiede una straordinaria capacità di generare vita.

Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.