mons. Giuseppe Mani – Commento al Vangelo di domenica 11 gennaio 2026

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Riconosciuto dal Padre – Battesimo di Gesù

Dall’Epifania, quando abbiamo lasciato la Famiglia di Gesù ad accogliere i Magi che erano venuti ad adorarlo, la Chiesa ci conduce oggi sulle rive del Giordano dove ci fa assistere al Battesimo di Gesù. Tra i due episodi passano trent’anni, il tempo della “vita nascosta”.

Non è da trascurare l’esame di questo tempo lungo, il più lungo della vita di Gesù, senza farne un vero preludio agli eventi dell’Incarnazione. Credo sia utile una riflessione su quel lungo periodo trascorso a Nazareth da dove raggiunge la Giudea che ritrova dalla sua nascita. Charles de Foucauld ha fatto di questo periodo il centro della sua spiritualità penetrandone tutto il significato.

Entrando nel battesimo di Gesù presentato da Matteo si nota subito l’opposizione di Giovanni che mette al centro la volontà propria di Gesù: “Lascia fare a me”, rivendicandosi come soggetto dell’azione. È Giovanni che battezza, ma l’accento è messo sul fatto che Gesù si lascia battezzare, come più tardi, in apparenza, sono i suoi nemici che credono di prendere la sua vita invece è Lui che la dona. Quando si fa battezzare “l’eroe della scena” non è il Battista, trasformato in un semplice testimone di un’azione che lo sorpassa, ma il Battezzato. La differenza tra il “battezzato” e colui che battezza è data anche dalla discesa della Spirito Santo che scende su Gesù e la Voce del Padre che riguarda solo Lui.

“Questo è il mio Figlio prediletto”. La Parola del Padre ha subìto diverse interpretazioni, tra cui quella che Gesù sarebbe divenuto Figlio del Padre il giorno del battesimo. Tutt’altro. Quelle parole sono un riconoscimento soltanto dichiarato tale. Gesù è Figlio di Dio da sempre e questo è fondamentale sottolinearlo anche per il nostro battesimo, nel quale Dio ci riconosce suoi Figli e noi ci riconosciamo tali.

Tutti siamo figli di Dio dalla nascita, dopo il nostro concepimento e nel suo cuore da tutta l’eternità. Il battesimo è il momento in cui si manifesta questa condizione e si riconosce.

Così si comprende meglio il rapporto di Gesù con Dio: generato da tutta l’eternità, “nato dal Padre prima di tutti i secoli” è immutabilmente il Figlio prediletto del Padre. La voce udita nel battesimo non significa una adozione, ma un riconoscimento. Gesù, il giorno del battesimo agli occhi dei suoi discepoli prende il nome del suo vero Padre. Non è il Figlio di Giuseppe come continuavano a chiamarlo. È il Figlio di Dio.

Ritornando al nostro battesimo veniamo immersi nell’acqua per il dono del Padre, rinasciamo nell’amore che il Padre dona al suo Figlio per mezzo dello Spirito. Già amati perché creati, attraverso il battesimo riceviamo una nuova dignità quella di Figli prediletti ad immagine del Figlio.

Rinati, nel senso forte siamo introdotti in una novità di Vita per diventare uomini e donne rimodellati “ad immagine di Dio”. Il battezzato è penetrato da questa convinzione che possa con l’azione della Grazia dire “Io sono amato dal Padre in Gesù Cristo”.

Gesù venendo al Giordano non compie un cammino solitario, ma si unisce ad un popolo per precederlo nella via del rinnovamento. I candidati al battesimo di Giovanni non erano dei “piccoli santi”. C’era di tutto, raccoglitori di imposte, soldati, farisei che si credevano giusti. Gesù diventa solidale con un popolo di peccatori. Li cerca per donare loro la sua vita.

La dimensione ecclesiale non è sempre percepita dai cristiani praticanti. Col battesimo comincia un cammino nell’ “intimità familiare” per arrivare all’Eucarestia che è il luogo in cui la chiesa si edifica e condivide la sua fede battesimale.

Fonte

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