Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 11 Gennaio 2023

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MERCOLEDÌ 11 GENNAIO – I SETTIMANA T. O. [A]

Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

La compassione è del Padre. Nello Spirito Santo Gesù deve vivere ogni compassione per gli uomini sempre dalla volontà del Padre. Gesù è il ministro e l’amministratore della compassione del Padre suo. Diciamo fin da subito che esistono due compassioni. La prima è compassione naturale. La seconda è compassione soprannaturale. La compassione naturale è vedere un povero e dargli un tozzo di pane. La compassione soprannaturale è vedere l’uomo povero di Cristo Gesù, povero del Padre e dello Spirito Santo, povero della verità e della grazia, povero della luce e della vita eterna, e dare all’uomo questi beni divini ed eterni che elevano la sua vita e la portano nella sua verità sia per il tempo che per l’eternità. Ma non è per nulla facile vivere la compassione soprannaturale.

Perché non è per nulla facile? Perché la compassione soprannaturale si può vivere solo alla maniera di Cristo Gesù: assumendo sulle proprie spalle ogni croce frutto del peccato dell’uomo e vivendola al posto dell’uomo, in vece sua. Cristo Gesù è venuto, si è addossato tutto il peccato del mondo, si è fatto carico di ogni colpa e di ogni pena ed ha offerto al Padre suo, con l’olocausto del suo corpo, il sacrificio di espiazione. Lui ha espiato per noi. La sua espiazione ha però bisogno che diventi espiazione di tutto il suo corpo che è la Chiesa. Se ogni membro del corpo di Cristo non imita Cristo Gesù e non prende su di sé peccati e colpe del mondo per la loro redenzione, il sacrificio di Cristo rimane negli scrigni del cielo ma non produce frutti sulla nostra terra.

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Chi è allora il cristiano? È colui che deve dare vita oggi nei giorni della sua storia al sacrificio di Cristo, divenendo in Lui, con Lui, per Lui un solo sacrificio di salvezza e di redenzione. Come questo può avvenire? Imitando Cristo Gesù. Come Cristo Signore si è fatto obbediente al Padre suo fino al dono della sua vita sulla croce, così anche il cristiano deve farsi dono a Cristo con l’offerta della sua vita, senza tenere per sé neanche un solo istante. Pensieri, desideri, cuore, volontà, anima, spirito, ogni cellula del suo corpo deve essere consegnata al compimento della volontà di Cristo Gesù. Facendo questo, ravviva il sacrificio di Cristo, lo attualizza con il suo corpo nel suo corpo e lo offre al Padre suo unico e solo sacrificio a Lui gradito.

LEGGIAMO IL TESTO DI Mc 1,19-39

Vi è infinita differenza tra la compassione naturale e la compassione soprannaturale. Se noi oggi abbiamo abbandonato la compassione soprannaturale per dedicarci ad una compassione naturale, incapace di dare vera salvezza all’uomo – perché la sua povertà è povertà del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, è povertà di grazia e di verità, è povertà di luce e di amore di vera salvezza – la causa di questa caduta nella tentazione è il nostro abbandono di Cristo. Nessuno può vivere la missione di Cristo che è di vera compassione soprannaturale se si distacca dalla sorgente della sua vocazione e missione.

Oggi noi ci stiamo dedicando alla compassione naturale, lasciando la compassione soprannaturale solo alla misericordia del Padre. Contro il decreto eterno del Padre che ha stabilito che oggi e per sempre sia l’uomo in Cristo a vivere la compassione soprannaturale, noi abbiamo un altro decreto, scritto però dagli uomini, e questo decreto recita che per il cristiano solo la compassione naturale debba essere vissuta. Non c’è più bisogno di alcuna compassione soprannaturale. Oggi si sta insegnando che Dio ha già dato la salvezza ad ogni uomo. In verità questo Dio non è il Padre del Signore Gesù Cristo. È invece il nuovo Dio, il Dio unico inventato dal cristiano.

Questo Dio unico non è però il vero Dio. Il vero Dio, che è il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, ha un solo decreto, e questo decreto è eterno e immodificabile. La compassione che Lui ci comanda è il dono di Cristo Gesù ad ogni cuore, vivendo però noi tutto il Vangelo ricco di ogni compassione soprannaturale o spirituale e anche materiale. Come Cristo Gesù è il ministro e l’amministratore della compassione del Padre, e oggi il Padre vuole che Cristo Gesù amministri la sua compassione in altri luoghi e presso altra gente, così dicasi del discepolo di Gesù.

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Lui, ministro e amministratore della compassione di Cristo Gesù, deve amministrare la compassione di Cristo, non un’altra compassione, sempre dalla volontà di Cristo Gesù e mai dalla propria. Per questo deve essere in perenne comunione con lo Spirito Santo. La Madre di Dio ci ottenga la grazia di essere veri ministri e amministratori della compassione di Cristo Gesù per la salvezza di ogni uomo

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