Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 8 Novembre 2022

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Non ciรฒ che si fa, ma chi si รจ

Parabola che chiude una sezione del viaggio verso Gerusalemme (cf. 13,22-17,10), il cui contenuto si articola attorno allโ€™amore di Dio e alle resistenze/ostacoli che lโ€™uomo vi frappone. In una sintesi riassuntiva e in parallelo con la fede come un granellino di senapa di cui si parla subito prima,ย mi viene ricordato che modalitร  essenziale del non porre ostacoli รจ fare sapendo chi si รจ: dirsi (non solo pensarsi!) servi inutili, che prestano un servizio senza esoneri e senza aspettative particolari. Relativizzarsi รจ condizione e conseguenza di una fede sufficiente, per quanto piccola, a permettere al Signore di operare lโ€™impossibile.

Basta poca fede; quella che si ha, basta sapersi servi, neppure particolarmente necessari, meglio ancora, poco utili!

La parabola รจ una chiarificazione di Gesรน, carica di tutta la sua autorevolezza, che riporta allโ€™oggi e alla piccolezza, allโ€™umiltร  dellโ€™uomo discepolo, alla radicale povertร  che il Signore stesso ha scelto ed รจ venuto a condividere, su cui si costruisce la salvezza del mondo: lโ€™infinita piccolezza del credere e del fare come modalitร  e risposta al grande compito, nella vita e nel compimento: โ€œIo sto in mezzo a voi come colui che serveโ€ (Lc 22,27); โ€œSi cingerร  le vesti, li porrร  a tavola e passando li servirร โ€ (Lc 12,13).
La serena consapevolezza di noi stessi coincide con la massima vicinanza a Gesรน. Per certi aspetti รจ la concretizzazione esistenziale di ciรฒ che dice il Gesรน in Mt 7,12: โ€œTutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, voi fatelo a loro: questa infatti รจ la Legge e i Profetiโ€.ย Ciรฒ che desidero e mi aspetto dallโ€™altro in modo scontato, diventi la regola del mio vivere!ย โ€œChi di voi, se ha un servo โ€ฆ anche voi dite: siamo servi inutiliโ€ (vv. 7.10). Senza dimenticare che รจ un insegnamento sullโ€™essere servi, non sul Signore: non viene descritto come si comporta Dio, il riferimento non รจ lui ma un normalissimo padrone umano.

In realtร  il Signore non ci considera servi inutili da usare strumentalmente, ma amici amabili con cui condividere la propria intimitร  (cf. Gv 15,15). Ma resta la preoccupazione ben espressa da Bengel, filologo e teologo luterano del XVIII secolo: โ€œMiserabile lโ€™uomo che il Signore chiama servo inutileย (cf. Mt 25,30)ย ma beato colui che cosรฌ chiama sรฉ stessoโ€ (cit. in D. Attinger,ย Evangelo secondo Luca, Edizioni Qiqajon 2015, p. 460).
La piccolezza della fede e la piccolezza del fare sono da sperimentare non come accidente a cui trovare soluzione attraverso un intervento divino (โ€œaumenta la nostra fedeโ€) o con lโ€™illusoria ipervalutazione del proprio agire, piena di aspettative e con la pretesa di un subito per diritto, bensรฌ coniugando il proprio โ€œoraโ€ fattivo con lโ€™attesa fiduciosa di un โ€œdopoโ€ per grazia.

Lโ€™invito non รจ a una svalutazione di ciรฒ che si faย โˆ’ non รจ su questo che cโ€™รจ il giudizio dellโ€™utile o inutile โˆ’,ย ma a un discernimento di chi si รจ: servi, dei quali inutile/ordinario รจ lโ€™aggettivo qualificativo. Sono realtร  di cui acquisire consapevolezza, per confessarle in primo luogo a sรฉ stessi, e con cui convivere e scendere a patti. Questa rivelazione semplice, integrandosi con un atteggiamento esistenziale che scaturisce dalla conoscenza di sรฉ e di chi รจ il Signore, determina poi il nostro modo di porci nella comunitร , nella chiesa, nella compagnia degli uomini.

fratel Daniele

Per gentile concessione del Monastero di Bose

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