Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 8 Febbraio 2019

Chi è Gesù? Il re Erode vede in lui il Battista redivivo. È inevitabile: “le radici dell’occhio stanno nel cuore” (Romano Guardini), interpretiamo tutto alla luce di ciò che abita la nostra interiorità. Erode riteneva Giovanni un uomo giusto e santo ma, dopo averlo imprigionato, l’aveva fatto uccidere: il fantasma di quel profeta lo perseguitava e ora gli sembra riprendere carne e ossa?

I primi versetti introducono un flashback che ci racconta come, suo malgrado,l’aveva ucciso: così, quasi per gioco, a coronamento di un banchetto autocelebrativo, a motivo di un giuramento in cui l’aveva sparata grossa.

È la brutta fine di un uomo in mano ad altri. Scrivendo questo penso, certo, alla fine del Battista nelle mani dei suoi aguzzini, prefigurazione della fine di Gesù che di lui aveva detto: “Gli hanno fatto quello che hanno voluto” (Mc 9,13).

Tuttavia, quest’uomo in mano ad altri, vittima di ciò che altri vogliono, non è forse anche Erode stesso? Marco ci dice che in realtà il re teneva in grande considerazione Giovanni e perciò, nonostante lo lasciasse perplesso, lo ascoltava volentieri. Quando viene il giorno in cui si trova a metterlo a morte, non è forse pure lui, Erode, vittima del gioco perverso in cui si è cacciato, acconsentendo ai capricci del proprio io malato?

Il re si atteggia a padrone della situazione, ma non è padrone né di se stesso né delle relazioni che vive. È in mano ad altri: di Erodiade, che aveva voluto accanto a sé e che ora gli impone la sua volontà manipolando la situazione, e dei commensali, di fronte ai quali deve ostentare il proprio potere per affermarlo.

Il potere però rovina: vittima del suo conflitto interiore, incastrato dalle sue parole altisonanti, Erode si fa triste, ma non conosce la grazia del pentimento perché deve salvare la propria immagine.

Erodiade, che in disparte tiene la regia degli eventi, sembra l’unica a non essere in mano ad altri perché con determinazione riesce a ottenere ciò che da tempo persegue. Eppure anche la regina non è forse preda del rancore che prova per il Battista, serrata dalla morsa dell’odio per chi le ricorda che non tutto è possibile, e quindi pure lei in un certo senso manipolata, determinata da una perversità la domina?

Sì, il potere rovina: senza farsi troppi scrupoli Erodiade, per portare a compimento il suo piano, abusa delle persone che dipendono da lei.

Sua figlia, dopo aver stupito con la sua danza, stupisce per la sua totale dipendenza dalla madre. Subito si rivolge a lei, chiede ordini senza pensare con la sua testa, parla ripetendo quello che questa le dice… fa passare per suo il volere della madre, ma in realtà l’unica cosa che sa metterci di suo è la richiesta di un vassoio! Tragicomico. La completa irresponsabilità di cui dà prova la rende complice di un dramma di cui probabilmente nemmeno ha coscienza fino in fondo.

Dinamiche che si ripresentano spesso, troppo spesso sulla scena del nostro quotidiano. Dobbiamo saperlo riconoscere in noi e tra di noi: siamo esseri divisi, preda di sentimenti contrastanti, tentati dall’orgoglio, incapaci di pentimento, propensi a compiacere quelli che amiamo fino a farci complici nel male o a usarli per farla pagare ad altri.

Il vangelo è buona notizia che vorrebbe liberarci da tutto questo: illuminando la nostra coscienza ci chiede di sottrarci, resistere, scegliere.

fratel Fabio

Fonte

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Mc 6, 14-29
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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