Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 5 novembre 2025

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La forza della mancanza

Gesรน pronuncia queste parole perchรฉ โ€“ dice Luca โ€“ โ€œuna folla numerosa andava con luiโ€. Gesรน non temeva nรฉ fuggiva le folle, anzi nei loro confronti manifestava sempre un atteggiamento di benevola accoglienza. E tuttavia il suo sguardo cerca sempre il โ€œfaccia a facciaโ€ dellโ€™incontro personale con chiunque voglia seguirlo (cf. Mc 10,21).

รˆ significativo che si dica che Gesรน si volta: โ€œvoltatosi, disseโ€, unโ€™espressione tipicamente lucana che ritroviamo altrove. รˆ il volto di Gesรน, quello โ€œrisolutamente diretto verso Gerusalemmeโ€ (9,51) a voltarsi. E se si volta, รจ perchรฉ cerca altri volti, non gli basta essere seguito da folle anonime, vuole discepoli che lo guardino in faccia, perchรฉ รจ questo che fa la differenza. Pensiamo a quando Pietro lo rinnegherร  nella notte del suo arresto: รจ proprio lo sguardo del maestro, che si volta verso di lui e lo fissa, a richiamarlo alla sua veritร , e a ricondurlo sulla via della sequela. Cosรฌ qui Gesรน si volta perchรฉ non si lascia impressionare dal numero di quanti sembrano seguirlo nel cammino. Desidera unโ€™adesione personale, convinta, libera.

Essere chiamati a seguirlo certo รจ una grazia e Gesรน non chiede patenti di virtรน e di giustizia: i Dodici non furono chiamati perchรฉ erano piรน degni di altri… e tuttavia, se tutto รจ grazia, tutto รจ anche libertร  dellโ€™uomo, che puรฒ accogliere o meno il dono; e da questo punto di vista, ci sono situazioni che predispongono e situazioni che impediscono lโ€™accoglienza della grazia. 

Per questo al discepolo รจ richiesto di liberarsi da ogni legame che si pretenda possessivo ed esclusivo, e perfino dallโ€™attaccamento alla โ€œpropria stessa vitaโ€ (in greco cโ€™รจ la parola psychรฉ, che qui puรฒ esprimere la vita nella sua individualitร  personale, noi diremmo โ€œlโ€™ioโ€). Si tratta di โ€œmollare la presaโ€ su tutto, per attaccarsi unicamente al Signore

Gesรน sembra quasi compiacersi di radicalizzare le esigenze della sequela, fin quasi a renderle impossibili. E, come dicevano gli antichi, ad impossibilia nemo tenetur! Ma di fatto la sequela obbedisce a una logica di fondo che รจ intrinseca a quella che รจ e rimane una follia, la โ€œfollia della croceโ€, espressa emblematicamente in altri passi del vangelo con queste parole: โ€œChi cercherร  di salvare la propria vita, la perderร ; ma chi la perderร , la salverร โ€ (cf. Lc 9,24; 17,33); ed รจ salutare il momento in cui ci rendiamo conto che la forza e la volontร  umana, anche le piรน generose non bastano, non ci permettono di entrare veramente in questa logica per proseguire il cammino. 

In questo senso, le due brevi parabole non vanno fraintese: esse ci invitano sรฌ a una sosta e a un discernimento, ma non tanto per vedere se abbiamo davvero le forze o se siamo โ€œdegniโ€ e capaci di seguirlo… onestamente dobbiamo riconoscere che non lo siamo e non lo saremo mai. Ma per ritrovare il vero fondamento che sostiene la nostra sequela. Se lโ€™uomo della parabola calcola quante ricchezze e quanti soldi deve avere per costruire la torre, il discepolo da parte sua puรฒ contare solo su quanto รจ disposto a โ€œperdereโ€ (e a riconoscersi mancante e povero) in modo che il Signore sia la sua unica forza. โ€œGli uni contano sui carri, gli altri sui cavalli, noi invochiamo il nome del Signore nostro Dioโ€ (Sal 20,7). Nonostante il paragone con il re che parte in guerra contro un altro re, il vero modo per vincere in questa lotta spirituale non รจ armarsi ma โ€œdisarmarsiโ€, come diceva il patriarca Athenagoras. Non รจ un piรน, ma un meno, non un pieno ma un vuoto a rendere possibile la sequela: รจ lโ€™ammissione di una mancanza (cf. Mc 10,21), di una โ€œseteโ€ (cf. Gv 7,37) che sa di poter trovare ristoro e pace solo nellโ€™incontro con il Signore (cf. Mt 11,28). Questo il senso vero della rinuncia cristiana: aiutarci a non confidare su ciรฒ a cui ci attacchiamo e che consideriamo come โ€œnostroโ€, anche se non lo รจ veramente. Lโ€™unica forza su cui possiamo contare รจ quella del Signore. 

รˆ il ricordo di quel volto, che almeno una volta abbiamo incrociato, a sostenerci nel cammino. Solo la memoria e la custodia di quello sguardo personale che ha toccato il nostro cuore e lo ha โ€œferitoโ€ in modo indelebile e profondo puรฒ farci perserverare fino alla fine (cf. Mt 24,13).

fratel Luigi

Per gentile concessione del Monastero di Bose.

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