Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 5 Febbraio 2026

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“Andate, rimanete”

Gesù “chiama a sé i Dodici”. È un gesto forte questo di chiamare a sé, di radunare per accordare gli sguardi, e i cuori. Li chiama a sé non per tenerli legati a sé. Li chiama perché, a partire dalla relazione con lui, loro possano essere inviati, possano portare l’annuncio della buona notizia: la presenza del Signore nel bel mezzo dei giorni. Andando e rimanendo.

Gesù aveva chiamato a sé “quelli che voleva”, costituendone Dodici, ciascuno con il suo nome, “perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni” (cf. Mc 3,13-15). Per stare con lui e per portare la sua presenza. Presenza che allontana la potenza mortifera del male, degli “spiriti impuri”, fuori e dentro di noi. Presenza che è balsamo per molte ferite. Quante volte anche noi – come scriveva Etty Hillesum – vorremmo essere un balsamo per molte ferite…

Nel brano che è offerto oggi alla nostra lettura, a differenza di Matteo e Luca, ci viene raccontato che Gesù invia i suoi a due a due. A due a due… La Legge prescriveva come valida la testimonianza di due persone, una non bastava (cf. Dt 19,15). Eppure possiamo pensare che non li mandi da soli, perché non abbiano a sentirsi soli. Non li manda neppure in gruppo: la sua presenza si deve dilatare in varie direzioni, e ciascuno può sentirsi direttamente investito del compito di portare la presenza del Regno, che in Gesù si è fatto vicino. 

E la sua presenza è comunione, è andare e rimanere, è incontrare. Aveva infatti detto Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). La presenza del Signore si fa segno nel loro come nel nostro stare insieme nel suo nome, nel lavarci i piedi gli uni gli altri. Questo il primo compito chiesto a quanti il Signore chiama a sé, a chi lo ascolta: rimanere alla sua presenza, diventare “semplicemente” segno della sua presenza.

E Gesù manda i suoi e dà loro degli ordini, parole forti e nette, che guardano all’essenziale. A loro è chiesto di portare solo un bastone e di calzare i sandali. Questi richiamano al racconto di Mosè al roveto ardente che si sente chiamare da Dio: “Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!” (Es 3,5). Qui, dovendo indossare i sandali, gli inviati sanno di percorrere strade considerate impure, e sanno di essere protetti mentre si avvicinano a gente lontana, e anzi hanno il compito di scuotere la polvere dai sandali se la presenza che loro portano non viene accolta. Il bastone è segno di potere, di stabilità. Anch’esso richiama Mosè nel libro dell’Esodo, qui non è un bastone che percuote ma che è utile per difendere dal male.

Infine ecco un richiamo alla conversione, al cammino verso la verità di se stessi, verso quella luce che chiama a essere se stessi, a guardarci come ci guarda il Padre. Che possiamo anche noi portare la presenza del Signore nell’andare e nel rimanere lì dove siamo o dove ci è chiesto di rimanere, presenza che è cambiamento dello sguardo, che è balsamo per ogni ferita!

sorella Silvia

Per gentile concessione del Monastero di Bose.

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