Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 28 Novembre 2020

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Questi versetti concludono il discorso escatologico che precede la passione, morte e resurrezione del Signore. Per entrare nel mistero di Cristo occorre essere vigilanti, avere sensi desti, cioรจ non essere dispersi nellโ€™oblio, dimentichi della nostra vocazione profonda.

Che cosa significa propriamente vigilare?

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La parabola parallela in Marco definisce la vigilanza come un compito affidato al custode della porta: ciรฒ che la caratterizza รจ lโ€™ignoranza dellโ€™ora in cui il padrone di casa ritornerร , โ€œse alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattinoโ€ (Mc 13,35). Il suo ritorno sarร  sempre โ€œallโ€™improvvisoโ€, inaspettato, supererร  indefinitamente ogni nostra attesa o progetto. Non spetta a noi misurare lโ€™ampiezza di questa venuta, nรฉ la sua modalitร , ma soltanto essere pronti, non addormentati per riconoscere e accogliere il Veniente.

Luca motiva la necessitร  di vigilare con i pericoli della mondanitร  (dissipazioni, ubriachezze, eccetera) che portano alla rovina di tutta unโ€™esistenza, perchรฉ la svuotano di ciรฒ che la rende sensata, piena, degna di essere vissuta dinanzi a Dio e agli uomini. Allo stesso modo, nellโ€™interpretazione lucana della parabola del seminatore, i rovi sono le preoccupazioni, le ricchezze e i piaceri della vita che soffocano in noi il seme vivo della parola (cf. Lc 8,14). Per questo i discepoli non devono guardarsi soltanto da pericoli esterni (lโ€™ipocrisia di scribi e farisei, cf. Lc 20,46), ma da se stessi (cf. giร  Lc 17,3).

Due verbi dominano la costruzione: โ€œState attenti a voi stessiโ€ (v. 34) e โ€œVegliate in ogni momentoโ€ (v. 36). I cuori non devono appesantirsi, non devono lasciarsi distogliere dalla loro finalitร  spirituale.ย 

Come? Perseverando nella vigilanza e nella preghiera. Solo cosรฌ acquisiremo il discernimento per evitare la catastrofe finale, cioรจ lโ€™ultima โ€œprovaโ€ o โ€œtentazioneโ€ (peirasmรณs in Mc 14,38). Occorrono perรฒ forza, energia morale e persino resistenza fisica. I cristiani sono appunto โ€œcoloro che hanno cercato rifugioโ€ in Dio (Eb 6,18), cioรจ che hanno saputo sfuggire alle tentazioni, resistere alle prove per essere trovati pronti allโ€™incontro con il loro Signore, a comparire โ€œin piediโ€ davanti al Figlio dellโ€™uomo. Secondo Paolo, i cristiani sono i figli del giorno, che non dormono e non si ubriacano, ma sono rivestiti della fede e della caritร , e hanno โ€œcome elmo la speranza della salvezzaโ€ (1Ts 5,2-8).

Questo vangelo ci mette in guardia da ciรฒ che minaccia di far deviare la nostra vita interiore offuscando lโ€™unico necessario della parola di vita (cf. Lc 10,41). Se lo perdiamo di vista, il giorno del Signore giungerร  come un โ€œlaccioโ€ (paghรญs), come una rete, trappola o imboscata, che imbriglia e blocca la situazione in cui ci troviamo, senza permetterle piรน di cambiare e di evolvere. La perseveranza consiste invece nel mettere sempre in discussione la nostra prassi alla luce del Vangelo, che contesta la nostra mancanza di fede e di caritร , per darci speranza e disporre il nostro cuore alla conversione, cioรจ al perdono e alla misericordia verso i fratelli e le sorelle, compagni del nostro cammino verso il regno che viene. รˆ questa anche la grande occasione che ci offre il tempo liturgico dellโ€™Avvento in cui stiamo per entrare.

fratel Adalberto


Fonte

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