Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 27 Gennaio 2026

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“Ecco mia madre e i miei fratelli!”

Il vangelo di Marco ci ha narrato a più riprese come Gesù sia cercato da una grande folla: erano talmente tanti che non poteva più entrare in una città (cf. Mc 1,45); la gente veniva da ogni regione della Palestina (cf. Mc 3,8); chi aveva qualche male voleva toccarlo cercando in lui guarigione (cf. Mc 3,10); anche quando entrava in una casa, la folla si radunava al punto che lui e i suoi discepoli non riuscivano neppure a mangiare (cf. Mc 3,20). E Gesù accoglie tutti, vuole che non vada perduto nulla di ciò che il Padre gli ha affidato. 

Ma nel passo odierno c’è una chiara distinzione tra “stare fuori” (due volte al v. 31 e al v. 32) e “stare seduti attorno a Gesù” (due volte al v. 32 e al v. 34). Gesù ha chiamato a sé i discepoli “perché stessero con lui e per mandarli a predicare” (Mc 3,14); ora ci sono sua madre e i suoi fratelli che mandano a chiamarlo “stando fuori” (il verbo greco indica lo “stare in piedi”, cioè non nell’atteggiamento del discepolo che sta seduto ad ascoltare). 

Anche noi spesso non vogliamo rispondere all’appello di Gesù che ci chiama a entrare, a disporci attorno a lui per stare con lui e ascoltarlo, lo chiamiamo noi “fuori”, vogliamo che esca nel nostro spazio, che faccia la nostra volontà. Lo vogliamo sequestrare e trasformare secondo i nostri desideri. Usare, abusare del nome di Gesù Cristo: tentazione ricorrente per i cristiani di ogni tempo. La risposta di Gesù è chiara e netta: volge lo sguardo a quelli che stanno seduti attorno a lui nell’atteggiamento del discepolo che ascolta il maestro e dichiara: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi fa la volontà di Dio costui per me è fratello, sorella e madre” (Mc 3,34-35). 

Ci si può avvicinare al vangelo per tanti motivi, anche per impossessarsene, si può confondere la nostra volontà con quella di Dio; si rischia di restare “fuori” pur credendo di essere “dentro”. Anche i discepoli non sempre capivano la volontà di Dio; pensiamo alla reazione di Pietro di fronte all’annuncio della passione, o a quella nell’orto degli ulivi quando tira fuori la spada e crede di fermare la violenza con la violenza; o ancora, a Giacomo e Giovanni che invocano un fuoco dal cielo. 

La tentazione di fare uscire Gesù dallo spazio della volontà del Padre ci coglie tutti. Non sempre capiamo la volontà di Dio su di noi, sulla chiesa, sul mondo. Anche Maria e Giuseppe, ci racconta il vangelo di Luca (cf. Lc 2,48), non capivano, eppure si fidavano. A volte dobbiamo rimanere dentro la casa della volontà di Dio, fedelmente radicati alla sua Parola anche se non capiamo tutto, anche se camminiamo nell’oscurità… 

Maria custodiva ogni cosa nel suo cuore (cf. Lc 2,19). Dirà Agostino di Ippona: “Conta di più per Maria essere stata discepola di Cristo che essere stata madre di Cristo … Anche Maria proprio per questo è beata, perché ha ascoltato la parola di Dio e l’ha osservata” (Discorsi 25,7).

Al passo che abbiamo ascoltato nel vangelo di Marco segue il capitolo 4, incentrato sul tema dell’ascolto della Parola: “stare seduti attorno a Gesù”, lasciarsi plasmare dalla sua parola è il presupposto per compiere la volontà di Dio e la volontà di Dio è sempre volontà di bene. “Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quello che egli mi ha dato” (Gv 8,39). Non sottraiamoci a questa volontà!

sorella Lisa

Per gentile concessione del Monastero di Bose.

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