Di questo breve testo del Vangelo secondo Luca vorrei cogliere due espressioni, che corrispondono a due imperativi sulla bocca di Gesรน, uno espresso in forma positiva e lโaltro in forma negativa: โGuardateviโ, e: โNon abbiate pauraโ.ย
โGuardatevi bene dal lievito dei farisei, che รจ lโipocrisiaโ (v. 1). Se in precedenza Gesรน si era rivolto con parole forti a farisei e dottori della legge, ora si rivolge con altrettanta franchezza โanzitutto ai suoi discepoliโ (v. 1). A noi, dunque, per metterci in guardia dal lievito dellโipocrisia. Perchรฉ cโรจ un lievito buono, il lievito del Regno, che รจ fermento di vita (cf. Lc 13,20), e cโรจ un lievito cattivo, che รจ fermento di corruzione, un male subdolo che insidia la vita del discepolo e della comunitร cristiana. Sรฌ, anche il discepolo di Gesรน รจ minacciato da questo lievito malefico che รจ lโhypรณkrisis, la duplicitร , la doppiezza.
Va ricordato che lโhypokritรฉs indicava lโattore, il quale con il volto coperto da una maschera recitava una โparteโ che non corrispondeva alla sua personale veritร : un โteatranteโ. Da qui il senso metaforico di doppiezza, di simulazione. โLโipocrisia รจ una distorsione esistenzialeโ (papa Francesco), una sorta di schizofrenia che provoca una divisione interna, uno sdoppiamento della persona: cโรจ incoerenza tra il pensare e il dire, tra il dire e il fare. Unโipocrisia che si esprime anche come osservanza esteriore a scapito della vita interiore, come osservanza dei precetti marginali a scapito della โgiustizia e dellโamore di Dioโ (Lc 11,42). โGuardatevi bene!โ, ammonisce Gesรน con forza. Monito โ va ribadito โ rivolto ai discepoli, a noi, al fariseo che รจ in noi, che รจ in me.ย
โNon abbiate paura!โ (vv. 4.7): al monito fa seguito unโesortazione, reiterata, rivolta โa voi, miei amiciโ (v. 4), con una tonalitร affettuosa che ricorda in qualche modo il quarto vangelo. ร un invito alย coraggio. Coraggio di proclamare con franchezza il messaggio di Gesรน, sostenuti dalla certezza di essere nelle mani di Dio, un Dio a cui stanno a cuore anche i passeri, creature da โdue soldiโ (v. 6). Ed รจ soprattutto un invito alla fiducia, perchรฉ la paura โ che in definitiva รจ sempre paura della morte, sotto le sue varie forme โ ha il potere di paralizzare la vita. โNon abbiate pauraโ neppure di coloro che possono uccidervi ma non possono togliervi la vita. ร la fiducia che giร nel Salterio lโorante esprimeva a Dio, seppur tra le lacrime: โNel giorno della paura metto la fiducia in te. In Dio di cui canto la parola, in Dio metto la fiducia e non temo: che cosa potrร farmi un mortale?โ (Sal 56,4-5). Certo, nel discepolo sempre saranno compresenti paura e fede, e tutto il cammino di sequela vuole essere un instancabile esercitarsi alla fede/fiducia nel Signore per sottrarre terreno alla paura e dilatare gli spazi della vita.ย
Non dobbiamo dimenticare che chi invita a non avere paura รจ Gesรน che si sta incamminando con โferma decisioneโ verso Gerusalemme (Lc 9,51), dove sa che lo attendono la passione e la croce. Verrร ucciso, ma non gli toglieranno la vita: egli la consegnerร liberamente nelle mani del Padre.
fratel Valerio
Puoi ricevere il commento al Vangelo del Monastero di Bose quotidianamente cliccando qui



