“Vi farò pescatori di uomini”
È un Gesù intensamente amato dal Padre e già profondamente provato dal male quello che, nella pericope odierna, percorre le strade della Galilea e dice: “Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo”.
Poco prima infatti aveva ricevuto il battesimo da Giovanni e una voce dal cielo l’aveva raggiunto dicendogli: “Tu sei il figlio mio, l’amato; in te ho posto il mio compiacimento” (Mc 1,11).
Subito dopo, pieno di Spirito santo, dallo Spirito viene condotto in disparte per “essere tentato”. Nel deserto Gesù vive un tempo di iniziazione alla vita pubblica, segnata dall’incontro con persone attanagliate da un’ampia gamma di mali: bambine e bambini caduti nei lacci dalla morte (cf. Mc 9,26-27), donne e uomini oppressi da malattie, peccati, disorientamento, paura, stanchezza; capi politici e religiosi vinti da superbia, ipocrisia e cecità spirituale…
All’inizio della sua vita pubblica e itinerante, mentre cammina lungo il mare di Galilea, Gesù vede e chiama a sé Andrea, Pietro, Giacomo e Giovanni. Li sceglie per farli diventare pescatori di uomini, “perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni” (Mc 3,14-15).
Come nel deserto Gesù si era rifiutato di trasformare le pietre in pane (cf. Mt 4,3-4 e Lc 4,3-4) così adesso sceglie di non fare di quattro pescatori qualcosa di totalmente altro per servirsene, per “sfamarsi”. Uomini esercitati a pescare, stando con Gesù impareranno che una persona non vive solo di pane e pesci, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Nel seguire Gesù, vedranno che l’uomo che adesso li chiama a lasciare le reti non farà loro mancare il nutrimento, neanche di sabato (cf. Mc 2,23-28), neanche quando sembra che il cibo sia troppo poco rispetto al numero di persone affamate (cf. Mc 6,37-44; Mc 8,1-10).
Le energie, il tempo, l’intera vita dei discepoli vengono così orientati a quell’”Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15).
Amato dal Padre, amante degli esseri umani, Gesù chiama i discepoli a partecipare alla sua stessa vita: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. Per questo Gesù è venuto nel mondo, per questo nel mondo invia i discepoli.
L’amore profondo che anima la relazione tra il Padre e Gesù, l’agire che è alla base del loro rapporto, sono gli stessi – lo stesso amore e lo stesso agire – che spingono Gesù a chiamare i discepoli e a inviarli. In questo, potremmo dire, Gesù “imita” il Padre, è davvero a sua immagine e somiglianza, narratore fedele e insieme autore originale, in quanto compie la missione che gli è affidata.
La volontà del Padre è che tutti siano salvati. Finché l’ultimo di questo “tutti” non sarà raggiunto, discepole e discepoli di ieri e di oggi sono chiamati a “lasciare le reti” e a partire, senza proclami o gesti eclatanti, in fondo anche senza scombinare più di tanto, esteriormente, la propria vita.
L’invito potente e trasformativo è infatti anche umile e privo di visibilità: da pescatori, a pescatori di esseri umani, perché tutti siano raggiunti dall’amore del Padre che Gesù ha raccontato, e che sta a noi continuare a diffondere per mezzo dello Spirito che abbiamo ricevuto.
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sorella Chiara
Per gentile concessione del Monastero di Bose.
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