La buona notizia che ci raggiunge oggi con questa pagina dellโevangelo รจ che il Signore guarda e interviene sul nostro cuore. Il cuore, quellโintimo di noi stessi che dร senso a ogni nostra azione e dal quale a volte cerchiamo di fuggire per non guardarlo in faccia, quellโintimo che a volte รจ abitato da tenebre di morte che ci procurano angoscia, anchโesso รจ abitato dal Signore che ci ha visitati.
Nelle nostre profonditร , che talvolta possiamo percepire come un inferno che ci abita, anche lรฌ il Signore Gesรน รจ penetrato con la sua morte e con la sua discesa agli inferi (cf. 1Pt 3,19), e in quegli abissi egli fa giร risplendere la luce della sua resurrezione.
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Non vi รจ tenebra in noi che non sia abitata dalla sua luce, non vi รจ abisso da cui egli non ci faccia, insieme a lui, risalire, non vi รจ angoscia che non abbia in sรฉ il germe della sua pace. Si tratta solo di crederci, anche se tutta la nostra esperienza passata, i nostri ragionamenti e il nostro sentire porterebbero a farci credere il contrario.
Si tratta, in fin dei conti, di credere alla potenza della resurrezione e di accettare – mettendo in atto un autentico cammino di conversione, di ritorno – di compiere il cammino della risalita, dellโuscita dal baratro, della riemersione alla vita, guidati da questa luce e da questa forza, che come una piccola fiammella e una dolce ma tenace forza ci guidano e ci prendono per mano.
Per questo possiamo non temere di dare un nome e di guardare la tenebra, lโimpuritร , il peccato, il male che sono in noi, e che noi talvolta possiamo trovarci dentro anche senza che lโabbiamo voluto, e anche senza che noi vogliamo che esso ci muova allโazione.
E tuttavia vi sono in noi delle potenze, delle spinte interiori, quelle che i padri della chiesa chiamavano โpassioniโ e che forse oggi noi inglobiamo nel termine generale di โemozioniโ, che non sono sempre emozioni positive. Sรฌ, possono essere immediate, non premeditate, ma questo non รจ il segno della loro positivitร . Puรฒ esservi in noi una spontaneitร negativa, forze di male, che sono nel nostro cuore e che escono da noi. Bisogna imparare a riconoscerle e, anzitutto, a dare loro un nome. Dare loro un nome รจ giร lโinizio della vittoria.
Noi non siamo schiavi di ciรฒ che proviamo e sentiamo. Se lโevangelo di oggi mette a nudo il male che รจ dentro di noi รจ solo per offrirci una parola di speranza: anche lรฌ il Signore viene a visitarci e incontrarci, per offrirci quel cuore nuovo, quel cuore di carne che fin dallโAntico Testamento egli ci ha promesso (cf. Ez 36,25-27).
Per questo non esiste peccato da cui chiunque possa sentirsi garantito dal cadervi, e nessuno di per sรฉ รจ migliore di altri (cf. Lc 18,11). Ma la nostra speranza non sta nel nostro essere migliori di qualcuno, o nella nostra eventuale forza, ma dalla speranza, dalla chiamata che รจ rivolta a ciascuno di noi ad accogliere e a seguire quel germe di vita nuova, di resurrezione che mediante il battesimo รจ stato posto nelle nostre esistenze e che รจ germe di vita, potenza che vince quale male che sentiamo come piรน forte di noi, luce che rischiara le nostre tenebre, gioia profonda che ci pervade nonostante tutto. Accogliamo, dunque, questa buona notizia!
sorella Cecilia
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