“Come agnelli in mezzo ai lupi”
Il discepolo è disarmato: “Vi mando come agnelli in mezzo a lupi” (v. 3). E anche la povertà nelle risorse (“Non portate borsa, né bisaccia….”) è solo un modo perché il discepolo inviato possa confidare solo nel Signore. Sì, nell’apostolo, nel discepolo inviato a predicare la parola ci può essere la tentazione di confidare, per il successo della propria predicazione, in mezzi umani, che sembrano potenti ed efficaci; ci può essere la tentazione di confidare nei beni, di affidare la propria vita e il successo della propria missione alla seduzione del denaro.
Invece no: il missionario è chiamato a confidare solo nel Signore e nella potenza della sua parola, e questo proprio perché traspaia l’efficacia di questa Parola, perché sia glorificato Dio e non il discepolo che la annuncia, perché appaia chiaramente che è il Signore che agisce e non il potere seducente dei beni di questo mondo.
E quale la sorte del discepolo? Quella stessa della parola che egli annuncia, non una diversa. Non avvenga che la Parola sia rifiutata e il discepolo accolto, ma il discepolo di fronte al rifiuto, al non ascolto, è chiamato a denunciare tale rifiuto e a condividere, andandosene, la sorte che è stata riservata alla parola che ha annunciato. Il discepolo non deve cercare di sedurre l’ascoltatore, non deve cercare di fare sugli altri una bella impressione, non deve cercare di attrarre l’ascoltatore servendosi della potenza di mezzi mondani, ma semplicemente essere fedele al proprio compito, al proprio ministero. Egli è chiamato ad annunciare la pace in qualunque casa entri (cf. v. 5), senza distinguere se è la casa di un giusto o di un peccatore. È chiamato a non avere pretese, ad accontentarsi del cibo che gli viene posto davanti (cf. vv. 7-8) e solo così il suo annuncio della parola diventa credibile.
Qui Gesù non dice che l’accoglienza riservata a chiunque dei suoi discepoli è accoglienza riservata a lui. No, ci sono alcune condizioni: solo se il discepolo è fedele al proprio ministero, solo se annuncia la parola del Signore e non la propria, solo se confida nel Signore soltanto e non in sé stesso e nei beni di questo mondo, solo se annuncia indistintamente la pace a tutti, solo a queste condizioni di fronte al rifiuto egli può scuotere la polvere dai propri piedi, solo a queste condizioni può denunciare che la parola del Signore è stata rifiutata.
Non vi è nessuna coincidenza fra il discepolo e il Signore che lo ha inviato, al punto che Paolo può dire che può verificarsi anche il caso che Dio sia bestemmiato fra i pagani proprio per colpa del comportamento infedele dei discepoli (cf. Rm 2,21-24).
Sì, quando siamo di fronte a una chiusura di fronte alla missione dei discepoli, dobbiamo chiederci se ciò non avviene forse perché il sale, che dovrebbe dare sapore, è invece diventato insipido, e così non serve più a nulla e viene gettato via (cf. Lc 14,34-35). Sale che non ha più sapore: siamo forse diventati così?
E poi: “agnelli in mezzo a lupi”: Gesù ci dice che proprio il possibile fallimento, proprio la sorte che a un agnello è riservata dai lupi può essere il sigillo della fedeltà della missione del discepolo. Certo, a prezzo della sua vita. Ma ne vale la pena.
sorella Cecilia
Per gentile concessione del Monastero di Bose.
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