Gesù parla della sua prossima ascensione al cielo, preannunciando così la festa della prossima Domenica, ma le sue parole risultano misteriose e incomprensibili agli apostoli. Sentire il Maestro dire: “Ora vado da colui che mi ha mandato” genera in loro paura e sconforto; quelle parole sembrano smentire e contraddire altre solenni promesse ascoltate da Gesù: “Non vi lascio soli!”
Egli percepisce che la tristezza ha riempito il loro cuore, perché si sentono già soli e abbandonati. È difficile per noi comprendere che un distacco fisico e una lontananza incommensurabile non significhino abbandono e solitudine; anzi, Gesù ribadisce: “È bene che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore”.
Ecco come si perpetua la sua presenza: sarà la forza dello Spirito Santo a “convincere” il mondo “quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio”.
La presenza vivificante e illuminante dello Spirito ci consentirà di comprendere il peccato come tradimento dell’Amore, generato dall’incredulità; la giustizia come atteggiamento di docilità a Dio, per essere giusti al suo cospetto; e il giudizio come rinnovamento della storia nella sconfitta del male.
Tutti noi sperimentiamo che quel Gesù, salito al Padre, è più che mai presente nella nostra storia e nella nostra vita.
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Fonte: Monaci del monastero di S.Vincenzo Martire – Bassano Romano (VT)
