Tutto ciò che ci appaga, o che crediamo ci appaghi, finiamo poi per amarlo e, quando riteniamo di aver trovato il bene migliore secondo le nostre personali valutazioni, quello diventa il nostro tesoro, il nostro piccolo idolo, che si annida poi nelle profondità del nostro cuore.
Ma quante illusioni, quante delusioni! Quanti falsi tesori si dissolvono in un batter d’occhio e tramutano il momentaneo godimento nella più amara tristezza. Il Signore conosce bene questa nostra umana debolezza e, per questo, ci ammonisce a non accumulare falsi tesori sulla terra.
“Quae sursum sunt sapite” • afferma san Paolo • “cercate (gustate) le cose di lassù”: eleviamo cioè il nostro spirito verso i beni che non periscono, che durano oltre il tempo e non riguardano solo il nostro corpo e le vicende che viviamo su questa terra, ma rimangono sempre integri e diventano fonte di felicità eterna.
L’uomo di oggi è spesso prostrato, avvinto e disorientato dai beni di consumo, che vengono proposti con la migliore seduzione pubblicitaria come motivi di benessere e fonti di felicità. Occorre umana saggezza e divina sapienza per sapersi difendere da questi continui assalti.
Deve essere molto triste, dopo tanti inutili affanni, ritrovarsi al termine della vita a mani vuote e spogli di ogni merito, dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini.
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L’ultima parte del Vangelo di oggi ci parla della vera purezza dell’anima, parla dell’occhio che ne è lo specchio. O siamo illuminati dallo Spirito e, di conseguenza, tutto vediamo nella sua luce, oppure il nostro sguardo diventa tenebroso, cioè sempre orientato verso il buio e il male con tutte le sue brutture.
Fonte: Monaci del monastero di S.Vincenzo Martire – Bassano Romano (VT)
