Monaci Benedettini Silvestrini – Commento al Vengelo del 30 Aprile 2022

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ยซSono io, non temeteยป

Cogliamo i particolari di una scena che l’evangelista Giovanni ci descrive: i discepoli di Gesรน sono su una barca e stanno facendo la traversata del lago di Tiberรฌade, diretti a Cafร rnao. ยซEra ormai buio e Gesรน non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perchรฉ soffiava un forte ventoยป. Il dato piรน importante รจ che Gesรน non era con loro. Avventurarsi nella difficile traversata della vita senza di Lui รจ rischioso e temerario.

Tanto piรน se siamo privi di luce interiore e il buio si รจ calato nel nostro spirito; soli al buio e senza il conforto della presenza di Cristo, รจ una situazione davvero difficile, tanto piรน se soffia il vento delle passioni, premono su di noi le preoccupazioni della vita, sopraggiungono le prove difficili da superare. Senza di Lui, al buio, mentre soffia un forte vento contrario: capita di frequente, il risultato piรน evidente รจ la paura di non farcela, di restare sommersi dalle onde di doversi dichiarare sconfitti dagli eventi.

Di gente che affoga, di vite sommerse dalle onde, di uomini spauriti ne sentiamo parlare ogni giorno. L’abbandono, l’emarginazione, la solitudine sono i mali del nostro tempo: troppo spesso dobbiamo costatare che non solo non c’รจ Gesรน tra loro, ma sono assenti anche coloro che dovrebbero far sentire con la loro presenza amorosa quella del Signore. รˆ sempre confortante perรฒ costatare che allora come oggi, egli viene e cammina sulle acque per poi sentirsi accolto nella nostra barca traballante.

Allora, una volta presente e accolto puรฒ davvero dirci parole di consolazione e far si che la nostra barca, la mostra vita raggiunga felicemente la meta. Il Signore lo voglia.