Missionari della Via – Commento alle letture di domenica 7 giugno 2026

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Pace e bene, questa domenica celebriamo la Solennità del Corpus Domini, occasione preziosa per ridestare lo stupore e l’Amore per la presenza vera e sostanziale del Signore in mezzo a noi!

Oggi è un giorno importante per la Chiesa che ogni anno festeggia solennemente il Corpus Domini, manifestando a tutti l’amore per il corpo eucaristico, vera carne per nutrire l’anima dell’uomo. Dio ci nutre passando attraverso la materia, il pane, il vino. È così forte questa affermazione che la domanda dei discepoli diventa legittima: «come può darci la sua carne da mangiare?». È una decisione di Dio quella di
donarsi fino alla fine, al punto da farsi cibo per noi, per darci vita, dotarci di una sostanza capace di animare l’anima e il corpo. Dio stesso è il solo cibo dell’anima dell’uomo. Ciò ci sprona a ritenere anche la nostra carne benedetta, un dono, un amore concreto che si mette in movimento.

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Anche nella vita consacrata e sacerdotale si ama con un corpo umano che impara a farsi vero dono; anche nella vita matrimoniale si deve
imparare ad amare come dono. Noi siamo, infatti, creature di un Dio che è dono totale, e nutrendoci di Lui possiamo assimilare il suo modo
di vivere, la capacità di donare.

Nel Vangelo di Giovanni, quando Gesù parla di sé come “pane della vita”, i discepoli stessi reagiscono con difficoltà. Alcuni dicono
apertamente: «Questo linguaggio è duro». Non è solo incredulità; è lo scontro tra ciò che sembra possibile all’uomo e ciò che Dio osa rivelare.
L’Eucaristia nasce proprio in questo spazio di sorpresa, quasi di scandalo: un Dio che non resta lontano ma si fa cibo, si lascia toccare,
spezzare, condividere. Questo dono eucaristico che transustanzia il materiale in presenza di Dio è offerto a noi. È un dono che rispecchia
perfettamente lo stile di Dio. Tutta la Scrittura ci mostra infatti un Dio che si rivela, che si fa vicino, che educa il cuore umano con pazienza, e che progressivamente si dona sempre di più, fino alla croce, fino a farsi pane per la nostra fame più profonda. Master Eckhar diceva: «Dio non fa altro che questo, tutto il giorno: sta sul lettuccio della partoriente e genera».

Il nostro Dio è partoriente, è generativo: Dio è sempre stato colui che dona e si dona. L’Eucaristia è la vita di Dio che viene a vivere in noi! Che meraviglia sapere che la fame di senso, la nostra fame più profonda, trova un cibo. Pensiamoci: nella liturgia della Parola, la parola di Dio giungendo alle nostre orecchie è pronta ad essere seminata nel nostro cuore per farsi stile di vita; nella liturgia eucaristica, invece, Dio viene come cibo per assimilarci a Lui. Che grandezza incontriamo nella vita cristiana! Nell’accostarci sempre più a Colui che desidera venire a noi, possiamo fare un’esperienza profonda, la stessa che tanti cristiani hanno vissuto: incontrare Dio non solo nel volto del prossimo, nel povero, nel quotidiano ma anche nel pane consacrato, in un nutrimento che ci raggiunge.

Un grande mistero nel quale il Signore si lascia trovare, si dona e ci trasforma. A questo proposito sono da ricordare le parole del famoso scrittore Tolkien, che racconta la sua fame di Eucaristia e il richiamo silenzioso del Tabernacolo come il luogo in cui Dio lo ha sempre atteso: «Io sono uno che è fuggito dall’Egitto, e prego Dio che nessuno della mia progenie ci ritornerà (…). Fin dall’inizio mi sono innamorato del Santissimo Sacramento, e per grazia di Dio non me ne sono mai allontanato: ma, ahimè!, in effetti non sono sempre stato all’altezza. (…) Per me non il Segugio del Cielo, ma l’incessante silenzioso richiamo del Tabernacolo, e un senso di fame implacabile (da una lettera di J. R. R. Tolkien a Michael Tolkien, 1 novembre 1963).

Ci ricorda che l’Eucaristia non è il cibo dei vincitori, la “merenda dei campioni”, il premio di quelli che ce la fanno e possono essere degni,
ma è dono per l’umanità: «Quando riceviamo l’Eucaristia, Gesù fa lo stesso con noi: ci conosce, sa che siamo peccatori e sbagliamo tanto,
ma non rinuncia a unire la sua vita alla nostra. Sa che ne abbiamo bisogno, perché l’Eucaristia non è il premio dei santi, ma il Pane dei
peccatori. Per questo ci esorta: “Non avete paura! Prendete e mangiate» (papa Francesco).

PREGHIERA

Signore Gesù, Pane vivo, tu che mi hai strappato
alle mie schiavitù, non permettere che il mio cuore vi ritorni.
Accendi in me la fame della tua Presenza, quel silenzioso richiamo del

Tabernacolo che non smette mai di cercarmi.
Rendimi fedele al tuo Corpo donato,
umile davanti al tuo Amore. Amen.

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