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Missionari della Via – Commento alle letture di domenica 5 luglio 2026

Pace e bene cari fratelli e sorelle, questa domenica accogliamo da Gesù delle chiavi preziose per trovare “ristoro” nella vita, e lasciarci così condurre alla vera pace…

Oggi il Vangelo ci dice come Dio guarda alla piccolezza e anche come guarda alle nostre fatiche e stanchezze.

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Nella preghiera di Gesù, i piccoli sono messi in contrasto con i sapienti e intelligenti, cioè con coloro che, nella tradizione giudaica, si considerano esperti della Torah. Gli scribi e i maestri della legge si attribuivano il titolo di maestri, dotti, sapienti; questi titoli gli si confacevano perché loro custodivano e interpretavano la Scrittura, e per questo si percepivano come l’élite religiosa del popolo, coloro che detenevano l’interpretazione della rivelazione di Dio.

Ma Gesù ribalta la prospettiva: non sono i competenti, i tecnici della legge, gli specialisti del sacro a cogliere davvero il mistero di Dio, bensì i semplici, gli umili, coloro che hanno un cuore aperto e disponibile. I “piccoli” non sono gli ignoranti, ma possiamo dire che sono i docili, capaci di lasciarsi sorprendere e guidare.

Anche nella Chiesa farebbe tremare questa espressione, potremmo chiederci: come risuona questa parola di Gesù per i “tecnici” della Chiesa, cioè per coloro che – come gli scribi di allora – hanno competenze, ruoli, studi, responsabilità? Sappiamo sicuramente che siamo chiamati a profezia, a riconoscere la piccolezza, la non violenza, la mitezza, come criterio primo della presenza di Dio, che infondo si nasconde in poco pane e anche nel:

  • povero,
  • il carcerato,
  • il malato, ecc…

Questi sono i criteri di Gesù! Il mondo invece ha un altro sguardo e spesso ci infetta con un sistema interpretativo e valutativo della vita fondato sulla grandezza, il potere, la forza. I parametri sono proprio questi, tanto che ancora oggi esiste l’incultura della violenza e della forza come misura dei rapporti fra popoli e come soluzioni delle controversie in tanti ambiti.

In tutti i sistemi umani si fa strada la prepotenza che spesso pagano i poveri. Papa Leone XIV ci ha voluto ricordare negli ultimi tempi in cui imperversano le guerre che: “La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici”.

Il papa responsabilizza la comunità cristiana rispetto a un atteggiamento comune, quello di far prevalere anche nell’esperienza cristiana, l’ottica armata, quella della prepotenza. Anche la Chiesa insomma non può rimanere neutrale, perché annuncia il Re della pace.

Potremmo chiederci per far abitare nella nostra vita la Parola di Dio: anche nella Chiesa, talvolta, rischiamo di lasciarci sedurre dalla logica del potere, delle posizioni, delle influenze, delle competenze usate come scudi più che come servizi? Se il mondo misura tutto con la forza e il successo, non rischiamo anche noi, nelle nostre case, di educare i figli con gli stessi criteri? Non accade, a volte, che chi è più fragile venga messo da parte, o che chi è più forte imponga il proprio volere?

Non si può dimenticare che Gesù rende lode per i piccoli, per chi guarda la vita con l’ottica non dell’apparire e del potere e accoglie gli oppressi, ci invita a essere miti e umili per trovare ristoro.

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Ma per essere uomini e donne del Vangelo, forse dovremmo cominciare a imparare dai bambini, a riconoscere nell’infanzia, spesso violata dalle guerre, la chiave di volta del cambiamento. La semplicità dei bambini abbatte le prepotenze.

Per questo i santi riconoscevano la tenerezza di Dio che guarda la nostra piccolezza: “se uno è piccolissimo che venga a me […] Per questo io non ho bisogno di diventare grande, al contrario bisogna che io resti piccola, che io lo diventi sempre di più” (Santa Teresina, MC 271).

Il Vangelo di questa domenica ha la potenzialità di rivoluzionare la nostra vita. Usando l’immaginazione potremmo pensare a Gesù che guardando a un uomo che mette in pratica questo Vangelo di oggi, guarda, fragili, spesso i passi fragili, anche incerti. E invece di giudicare la nostra misura, benedice la nostra piccolezza.

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