Il commento alle letture di domenica 13 Settembre 2020 a cura dei Missionari della Via.
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Meditiamo la Parola
Il filo conduttore della liturgia di oggi รจ quello del perdono reciproco, gioioso, generoso ed illimitato. Siamo nel capitolo 18 del Vangelo secondo Matteo, dove lโevangelista ci propone il โDiscorso della comunitร โ ovverosia un discorso che raccoglie vari detti di Gesรน inerenti i rapporti fraterni tra membri della Chiesa. La settimana scorsa abbiamo visto il tema della correzione fraterna, oggi quello del perdono.
ยซAlcuni testi biblici invitavano a concedere il perdono per almeno tre volte (cfr Gb 33,29). A Pietro pareva giร di essere ardito e generoso immaginando un perdono donato fino a sette volte. Gesรน invece va oltre spezzando ogni concezione quantitativa del perdono. Egli ribalta il terribile canto della violenza pronunziato da Lamech in Genesi 4,24 (โSette volte sarร vendicato Caino ma Lamech settantasette volteโ) ed esige dai suoi discepoli il perdono illimitato, espresso attraverso la cifra esorbitante del โsettanta volte setteโยป (card. G. Ravasi).
Se Gesรน si fosse fermato qui, uno avrebbe potuto dire: e chi ce la fa? Avremmo potuto accusare Gesรน di legare pesanti fardelli impossibili da portare. Ma non รจ cosรฌ. Nostro Signore prima di chiederci qualcosa ci rende capaci di farla!
Perciรฒ fa seguire a queste parole la famosa e chiarissima parabola del debitore condonato. Un servo aveva un debito enorme con il suo padrone, indicato nei 10000 talenti. Questo servo chiede perdono al suo padrone, supplicandolo di dargli tempo. Il padrone, commosso dalla condizione del servo, non solo dilaziona il debito, ma glielo condona interamente. Appena uscito il servo incontra un altro servo che ha un debito esiguo nei suoi confronti e, nonostante la grazia appena ricevuta, applica un rigore inesorabile che non conosce attese nรฉ tolleranze.
Il senso รจ chiaro: ciascuno di noi รจ immensamente debitore nei confronti di Dio: della vita, della salvezza, di tutto il male che abbiamo scelto e commesso, ferendo gli altri, noi stessi, il creato. Eppure Dio รจ sempre pronto a perdonare, a riabilitare, a rialzare. La sua misericordia non ha limiti, รจ offerta sempre a tutti. ร qui la radice profonda e la fonte di quel perdono che Gesรน chiede a noi suoi discepoli di vivere. Se dimentichiamo la misericordia ottenuta o se non sappiamo vederla, ci ridurremo a dei rigoristi intransigenti come il servo della parabola. Se non mi so rendere conto di quanto Dio sia buono con me, di come la sua bontร ecceda ogni mera giustizia, di quanta pazienza egli mi abbia concesso nellโarco della vita, rischierรฒ sempre di soppesare le colpe degli altri sul bilancino del mio giustizialismo, della mia grettezza. Noi tutti siamo per primi amati e perdonati da Dio, come riassunto da SantโAgostino:
ยซPerdonร ti, perdoniamo!ยป.
La pietร per il servo รจ il sentimento e lโagire di Dio per noi. Dio sta davanti a noi con questa pietร . Sa di cosa siamo plasmati, sa che siamo deboli, e in fondo tutto il problema sta lรฌ: vivere sapendoci accolti e perdonati mille volte. Una creatura, un bambino non puรฒ crescere se non viene mille volte riaccolto, consolato, rimesso in carreggiata, nรฉ puรฒ maturare in modo sano se viene sempre accusato, criticato. La vita รจ sempre ripartire, scoprendo che ci รจ stata accordata nuova possibilitร : questa รจ la logica di Dio.
Chi non entra in questa logica, chi non si immerge in questa generositร vivrร cercando di dimostrare di essere bravo e buono ma non perdonato, vivendo le relazioni, cercando di dimostrare che si merita di campare! E, di conseguenza, centellinando sulle โprestazioni degli altriโ, con sguardo spesso ipercritico e puntiglioso. Non si vive per merito, ma per grazia. Tutto รจ grazia. Tutto รจ generositร divina. Quanto piรน si spalanca il cuore a questa bontร , tanto piรน si diventa buoni! Perciรฒ Gesรน ci chiede di essere sempre disposti a concedere generosamente il perdono, lasciando perdere ogni forma di risentimento, di rancore, senza ricorrere a vani e mondani principi come quello del โperdono ma non dimenticoโ.
Vorrei concludere raccontandovi un episodio significativo. Siamo nella seconda guerra mondiale. Il 26 luglio a Dachau, nel triste e noto campo di concentramento, una giovane infermiera si avvicina al sacerdote Titus Brandsma per ucciderlo con una iniezione di veleno. Cosรฌ era stato ordinato dalle autoritร del campo. La giovane poi racconterร : il sacerdote non mostrรฒ il minimo odio nei miei confronti. Disse con disarmante mitezza: โpovera ragazza, io pregherรฒ per teโ. E mi diede la corona del rosario. Io risposi che non ero capace di pregare, quindi non mi serviva. Egli mi disse: โanche se non sai pregare, dรฌ almeno la seconda parte dellโAve Maria. Ripeti spesso: prega per noi peccatori! Se preghi ti salveraiโ. Allora io risi. Oggi invece piango e trovo fiducia solo pensando al perdono di quel condannato.
Che il Signore ci aiuti a vivere con questo sguardo e con questo cuore libero, sguardo e cuore di chi si sa perdonato e si allena, in Cristo, a perdonare!
Preghiamo la Parola
Signore, aiutaci a riversare sugli altri lโinfinito perdono che tu doni a noi.
VERITAโ: Vita interiore e sacramenti
Mi rendo conto della misericordia che Dio ha con me? Come vivo il sacramento della riconciliazione?
CARITAโ: Testimonianza di vita
Sono misericordioso o puntiglioso con gli altri? Coltivo facilmente mormorazioni e risentimento?
