A quaranta giorni dal Natale celebriamo la presentazione del Signore; è una festa che contiene un messaggio non immediato, potremmo dire un “codice” da identificare.
Ad una prima lettura sembra il racconto di ciò che accadeva ai primogeniti ebrei, portati nel Tempio per essere consacrati a Dio e dunque ripetuto anche dai genitori di Gesù.
La festa di oggi prevede un piccolo rito, molto simile all’inizio della veglia pasquale, con la simbologia della Luce (in riferimento alla missione del Bambino) che porterà Gesù con la sua risurrezione.
Ogni bambino è sacro davanti a Dio, la sua vita è un dono preziosissimo (il nome che Dio svela a Mosè nel roveto, Jaweh, significa “Io Sono colui che Sono”, colui che dona vita): dunque ogni vita è preziosa.
In modo particolare, per i credenti, quel Bambino è dono per tutta l’umanità e sarà chiamato principe della Pace.
Un messaggio davvero prezioso per tutti: noi siamo portatori di vita nel mondo e, amandoci con l’amore di Dio, che ci ha donato l’esistenza, possiamo rendere più luminoso questo mondo, tanto bisognoso di Luce e Pace.
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