Lo Spirito santo e noi
Grazie allo Spirito, Cristo pone la sua dimora nel credente (Gv 14,23-29); grazie allo Spirito, alcune componenti del cristianesimo primitivo riunite a Gerusalemme, attraverso un faticoso cammino sinodale, risolvono uno spinoso problema che stava producendo tensioni e divisioni (At 15,1-2.22-29).
Se il vangelo parla dellโinabitazione di Cristo nel credente, dunque del credente come dimora di Dio e di Cristo, la seconda lettura (Ap 21,10-14.22-23) propone la visione della Gerusalemme escatologica in cui la dimora โsacramentaleโ di Dio, il tempio, รจ sostituito dalla Presenza stessa dellโAgnello e di Dio. I temi che attraversano le letture di questa domenica sono pertantoย lโazione personale, ecclesiale, storica ed escatologica dello Spiritoย eย la dimora di Dioย (il credente, la chiesa, il Regno).
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Il passo degli Atti degli Apostoli rappresenta lโevento piรน significativo di uno stile sinodale per risolvere i problemi ecclesiali. Si tratta del cosiddetto concilio (ma si tratta di unย incontroย in cui si รจ stipulato un accordo fra chiese) di Gerusalemme in cui viene affrontato e risolto il disaccordo tra le chiese di Antiochia e di Gerusalemme circa lโobbligatorietร o meno della circoncisione per chi entri a far parte della chiesa cristiana provenendo dal mondo pagano.
Lโincontro di Gerusalemme fa seguito al sorgere di un conflitto, ad Antiochia, tra Paolo e Barnaba da una parte e alcuni giudeo-cristiani gerosolimitani dallโaltra i quali predicavano ai cristiani di Antiochia: โSe non vi fate circoncidere secondo lโusanza di Mosรจ, non potete essere salvatiโ (At 15,1). Nasce allora la questione: per la salvezza occorre osservare la Legge anche nei suoi aspetti culturali ebraici? La disputa, pur accanita, รจ tuttavia volta a cercare (il termine grecoย zรชtรชsis,che indica questa contesa, designa anche una โricercaโ: At 15,2) una soluzione giusta: non si va subito alla rottura dei rapporti, ma si discute senza rifuggire dai toni accesi. Meglio litigare che non parlarsi!
Ad Antiochia non si perviene ad alcuna soluzione e allora โfu stabilito che Paolo, Barnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per questa disputaโ (At 15,2). La comunitร di Antiochia appoggia la linea di Barnaba e Paolo โaccompagnandoliโ (At 15,3) per un tratto di cammino: dunque i due vanno a Gerusalemme con un mandato comunitario, esprimendo il pensiero e il sentire di una comunitร . โArrivati a Gerusalemme, furono accolti dalla comunitร , dagli apostoli e dagli anzianiโ (At 15,4). At 15 ci pone di fronte alla tipica struttura sinodale (tutti-alcuni-uno): lโintera comunitร , un consiglio o un collegio di rappresentanti e responsabili, infine chi ha la responsabilitร ultima della comunitร . Dopo essere stata ospitata, la delegazione viene ascoltata. Dallโaccoglienza allโascolto!
Attraverso momenti diversificati (discussioni assembleari, riunioni ristrette, interventi dei responsabili) si perviene a una decisione comune. Intervengono Paolo e Barnaba, interviene Pietro, interviene Giacomo, autorevole portavoce della comunitร a cui appartenevano coloro che avevano turbato la comunitร di Antiochia, il quale propone quattro interdetti da osservare per permettere ai giudeo-cristiani di prendere cibo insieme agli etnico-cristiani senza incorrere nel timore di impuritร rituale e per conferire uno statuto canonico agli etnico-cristiani (At 15,13-21). Nellโantico Israele cโerano, accanto ai figli dโIsraele, degli stranieri residenti che arrivavano ad assimilarsi e a cui veniva chiesto di rispettare quattro prescrizioni: non commettere impuritร sessuali, non mangiare il sangue degli animali, nรฉ animali morti soffocati, nรฉ le carni di animali usati per sacrifici agli idoli (Lv 17-18). Questo รจ il substrato dei quattro atteggiamenti richiesti agli etnico-cristiani. Senza bisogno di farsi circoncidere, gli etnico-cristiani si impegnano a obbedire a queste richieste, esattamente come gli stranieri di cui parla il testo di Levitico.
Con questo compromesso si crea unย modus vivendiย nelle comunitร cristiane composte di provenienti dal giudaismo e dal paganesimo. Lโaccordo finale รจ sigillato da un documento scritto: lo scritto rimane e su di esso ci si puรฒ confrontare. Giunti alla decisione comune, viene inviata ad Antiochia una delegazione con due membri eletti della comunitร di Gerusalemme, Giuda e Sila (At 15,22-29). Nella lettera di accompagnamento si dice che la decisione finale รจ stata frutto dello โSpirito santo e noiโ. Non lโuno senza gli altri (e viceversa). La fatica sinodale รจ lโumile disporre tutto comunitariamente affinchรฉ lo Spirito del Signore possa agire. La reazione di gioia della chiesa di Antiochia (At 15,31) mostra che il decreto non viene sentito come un diktat calato dallโalto, ma come una garanzia del bene grande della comunione della chiesa.
Il faticoso cammino sinodale ha dato i suoi frutti di riconciliazione. Mi preme sottolineare che ciรฒ che emerge dallโinsieme del testo di At 15 (su cui mi sono permesso di dilungarmi anche oltre i limiti posti dal taglio della pericope liturgica) รจ che il metodo spirituale ecclesiale, ovvero il metodo sinodale mosso dallo Spirito santo, รจ quello della discussione. Non imposizioni dallโalto, non discussioni farsa con documenti finali giร preventivamente preparati, ma lโaperta discussione con confronti tra posizioni divergenti e la volontร di trovare punti dโincontro in vista del bene comune.
Vale la pena di ricordare che Tommaso dโAquino (nella sua operaย Quodlibetย XII, q. 22, art. 1, 36, circa la liceitร o meno di fare uso di sortilegi nellโapertura dei libri), si oppone a coloro che aprivano a caso la Bibbia per risolvere le controversie riconoscendo che una simile pratica รจ unโoffesa allo Spirito santo, mentre i cristiani hanno come metodo quello di dibattere e discutere in assemblea: โInvece di cercare lโaccordo con gli altri si fa ingiuria allo Spirito santo che noi crediamo fermamente essere presente nella chiesa e nelle assemblee (quia hoc est facere iniuriam Spiritui Sancto, qui creditur firmiter esse in Ecclesia vel in collegiis)โ. Lโazione dello Spirito nella dinamica sinodale รจ espressa al meglio dalla preghiera che tradizionalmente segna lโapertura di un sinodo, ovvero, lโAdsumus.
Preghiera rivolta allo Spirito santo (Adsumus, Sancte Spiritus; โSiamo qui dinanzi a te, Spirito santoโ), essa non รจ una meraย ouverture, ma costituisce unโepiclesi che intende abbracciare lโintero processo sinodale ponendolo sotto la guida e lโilluminazione dello Spirito.ย Preghiera allo Spiritoย eย preghiera comunitaria, lโAdsumusย รจ mosso dalla coscienza che solo lo Spirito puรฒ compaginare in unitร il corpo di Cristo, la comunitร cristiana, articolando in unitร la diversitร , ordinando i differenti carismi presenti nella chiesa, e plasmando la comunione ecclesiale sul fondamento della comunione del Figlio con il Padre.
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Se la pagina degli Atti degli Apostoli parla dellโazione comunitariaย dello Spirito, il vangelo, che contiene seconda delle cinque promesse dello Spirito presente nei discorsi di addio di Gesรน ai suoi, parla dellโazione interioreย dello Spirito. Azione che si esprime dellโinsegnareย e nelย ricordare: โLo Spirito โฆ vi insegnerร ogni cosa e vi ricorderร tutto ciรฒ che io vi ho dettoโ (Gv 14,26). Lo Spirito insegnerร e farร ricordare, come un maestro al discepolo, e il fine di tale insegnamento รจ che il Cristo sia finalmenteย nelย discepolo, ne divenga presenza interiore. Il compimento della vocazione cristiana รจ che la vita di Cristo viva in noi.
Che dunque non il nostro psichismo domini in noi, detti i nostri comportamenti e determini le modalitร delle nostre relazioni, ma il vangelo, cioรจ, Cristo. Lรฌ si manifesta la libertร cristiana, la libertร guidata dallo Spirito santo, la libertร che ci libera dalla prigionia piรน sottile: la sottomissione alla tirannia del nostro io. Una tirannia che spesso si accompagna, scandalosamente, al nostro essere credenti, al nostro parlare di Dio e in nome di Cristo. ร una schiavitรน che spesso mascheriamo in libertร , una patologia che camuffiamo in sanitร , un peccato che volgiamo in virtรน.
Solo nello Spirito possiamo ripetere con Paolo che non piรน io vivo, ma Cristo vive in me (cf. Gal 2,20). Lo Spirito รจ infatti memoria del Cristo, delย Christus totus, e ci porta a imparare non solo le parole di Cristo, ma i suoiย modi. Lo Spirito รจ la voce che accompagna la Parola, รจ il tono, la vibrazione, la modalitร della Parola, รจ il soffio che accompagna inestricabilmente la parola e ne fornisce il vero contenuto e ne dichiara la vera origine (non da noi, ma dallโalto): รจ sinceritร , dolcezza, forza, rispetto, รจ – dice Paolo – pace, non guerra, mitezza, non violenza, dominio di sรฉ, non sregolatezza e dominio sugli altri, magnanimitร , non risentimento e pretesa, benevolenza, non cattiveria, amore, non odio (cf. Gal 5,22).
I Padri della Chiesa insegnano che le parole e i modi dellโuomo spirituale generano pace, non turbamento, serenitร , non paura, armonia, non angoscia, perdono, non colpevolizzazione, libertร , non dipendenza. Lรฌ abbiamo la visibilitร e la conoscibilitร dello Spirito, nei suoi frutti. E lรฌ anche emerge la testimonianza che lโuomo abitato dallo Spirito puรฒ dare: obbediente allโinsegnamento dello Spirito, diviene segno di Cristo, memoria vivente di Cristo,ย alter Christus.
Per gentile concessione del Monastero di Bose
