Luciano Manicardi – Commento al Vangelo di domenica 20 Luglio 2025

Domenica 20 Luglio 2025 - XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 10,38-42

Data:

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Ospiti

Il ministero e il mistero dellโ€™ospitalitร : questo il tema su cui prima lettura (Gen 18,1-10a) e vangelo (Lc 10,38-42) orientano la riflessione. Ministero in quanto servizio, diaconia verso il pellegrino, il senza casa, il bisognoso; mistero perchรฉ, come appare dalla prima lettura, lโ€™accoglienza dello straniero divieneย theoxenรญa, accoglienza di Dio stesso (cf. Eb 13,2).

Accogliere lo straniero significa aprirsi alla rivelazione di cui egli รจ portatore.ย Ospitare รจ creare uno spazio per lโ€™altro e dare del tempo allโ€™altro. รˆย condividereย la propria casa e il proprio nutrimento. Piรน in profonditร , ospitare significa fare di sรฉ uno spazio per lโ€™altro attraversoย lโ€™ascolto. Maria che ascolta la parola di Gesรน รจ immagine di unโ€™ospitalitร  che non si limita ad accogliere nelle mura di una casa, ma che fa della persona stessa una dimora per lโ€™altro.

La tradizione cristiana interpreta il passo di Gen 18,1-15 in senso trinitario: la raffigurazione iconografica di questa scena (la philoxenรญa, โ€œlโ€™ospitalitร โ€), sottolinea il farsi ospite di Dio che viene accolto da Abramo, ma anche lโ€™ospitalitร  che Dio offre allโ€™uomo in seno alla propria vita divina. La vita intratrinitaria รจ movimento di ospitalitร  reciproca: lโ€™uno รจ riconosciuto e accolto dallโ€™altro. E questo รจ vero del credente che si sa accolto da Dio in Cristo: โ€œaccoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo accolse voiโ€ (Rm 15,7). Una cultura dellโ€™ospitalitร  รจ oggi unโ€™urgenza profetica che contesta le logiche del โ€œmioโ€ e del โ€œtuoโ€ che creano diffidenze e fanno dellโ€™altro un nemico, un hostis, invece che un ospite, un hospes. Colui che mi ospita mi consente di accogliermi con la sua accoglienza. Mi dร  vita. Una vita che non รจ estranea alla divina ospitalitร  che attraversa i rapporti tra le persone della Trinitร .

Prima di โ€œentrareโ€ nei testi biblici, credo utile una riflessione preliminare sullโ€™ospitalitร . Ospitare รจ azione che comprende tanto il dare quanto il ricevere ospitalitร . Le due dimensioni sono fuse nella parola italiana โ€œospiteโ€. E questo dare e ricevere รจ espressione polare che abbraccia lโ€™intera esistenza umana, dalla nascita, quando siamo accolti nel corpo di una donna, alla morte, quando ci accoglie la terra. Piรน radicalmente ancora, nel venire al mondo ci troviamo ospiti dellโ€™umano che รจ in noi, accolti da una realtร  che รจ in noi e che siamo chiamati a sviluppare assumendone la responsabilitร .

Essere ospitati รจ dunque realtร  originaria, fondativa, vitale: se siamoย ospiti dellโ€™umano che รจ in noi, non ne siamo padroni. E possiamo imparare adย aver cura dellโ€™umanoย che รจ in noi come in ogni altro essere vivente. Ha scritto Lattanzio: โ€œIl principale vincolo che unisce gli uomini รจ lโ€™umanitร . Siamo fratelliโ€. Lโ€™altro รจ il simile, il mio simile. Ospitare รจ dunque atto etico fondamentale, anzi, nel nostro essere ospitati originariamente, possiamo cogliere il fondamento dellโ€™agire etico che ci renderร  ospitanti. Lโ€™etica, infatti, รจ la modalitร  con cui lโ€™uomo abita il mondo, anzi, lo co-abita, lo abita insieme ad altri. Come la casa delimita un territorio, segnala un dentro e un fuori, dร  riparo e sicurezza, cosรฌ lโ€™etica traccia confini, detta norme, delimita ruoli e funzioni, segnala ciรฒ che รจ da fare e ciรฒ che รจ da evitare.

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Lโ€™etica รจ la casa degli umani, essenziale per il loro stare al mondo. Non a caso il vocabolo grecoย รชthos, da cui proviene il termine โ€œeticaโ€, ha anche il senso di โ€œdimoraโ€, โ€œabitazioneโ€. Ospitare รจ fare spazio, anzi, รจ dare una casa. O meglio, รจ anzitutto unย essere casaย per altri:ย ospitare รจ dare ascolto, dare tempo, dare parola, dare presenza. In questo senso, ospitare รจ generare, dare vita. Se dunque esiste un dovere di ospitalitร , e il grado di civiltร  di un popolo lo si puรฒ misurare proprio sulla capacitร  o meno di accogliere lo straniero, il naufrago, lโ€™emigrante, il rifugiato, ancor piรน radicale, ricorda Kant, รจ il โ€œdiritto di visitaโ€ di cui รจ titolare ogni uomo โ€œin virtรน del diritto della proprietร  comune della superficie terrestreโ€. Lo straniero che, atteso o inatteso, desiderato o indesiderato, giunga a noi, attiva la specularitร  per cui noi stessi, accanto e davanti a lui, siamo resi stranieri. Ospitandolo, da un lato, accogliamo di nuovo anche noi stessi, e dallโ€™altro, sperimentiamo al medesimo tempo lโ€™ospitare e lโ€™essere ospitati, entriamo cioรจ nella circolaritร  virtuosa del dare e ricevere proprie dellโ€™ospitalitร .

Attraverso la scena dellโ€™ospitalitร  accordata da Abramo ai tre viandanti, la prima lettura mostra come lo straordinario si manifesti nelle pieghe piรน ordinarie del quotidiano. E forse รจ proprio la gratuitร  dellโ€™ospitalitร  che fa abitare il divino tra gli umani, fa scendere il cielo sulla terra. Abramo accoglie โ€œtre uominiโ€ (Gen 18,2), di cui il lettore (ma non Abramo) conosce fin dallโ€™inizio della narrazione lโ€™identitร  divina: โ€œIl Signore apparve ad Abramo alle querce di Mamreโ€ (Gen 18,1).

Lโ€™accoglienza calorosa e cordiale che egli riserva ai tre uomini di passaggio; il suo trattarli e onorarli al meglio delle sue possibilitร  facendo preparare un pasto abbondante e raffinato; il suo correre, e affrettarsi (lui, anziano, e โ€œnellโ€™ora piรน calda del giornoโ€: Gen 18,1) per dare cibo e ristoro agli sconosciuti; le parole pieno di zelo e animate da cura con cui si mette a loro servizio; tutto questo dice di un trattamento โ€œdivinoโ€ che egli riserva a quegli uomini. E se รจ vero che il sapere e il potere di cui i tre uomini appaiono essere depositari (sanno del riso di Sara e assicurano che la coppia anziana avrร  un figlio) li svela essere appartenenti a una sfera superiore allโ€™umano, รจ pur vero che, nellโ€™intero racconto di Gen 18,1-16 non si dice mai esplicitamente che Abramo abbia riconosciuto la presenza divina nei suoi ospiti.

Questa si manifesta nellโ€™accoglienza gratuita e generosa offerta a chi ne รจ bisognoso. โ€œNella sua vulnerabilitร , lo straniero puรฒ contare soltanto sullโ€™ospitalitร  che altri possono offrirgliโ€ (Edmond Jabรจs). Forse quel gesto di compassione e umanitร  che diviene un dare in pura perdita, un trovare gioia nellโ€™essere a totale servizio dellโ€™altro, รจ un sacramento che manifesta la presenza di Dio. O, per dirla con Pรฉguy: โ€œLo spirituale รจ anchโ€™esso carnaleโ€.

Anche il testo evangelico presenta una scena di ospitalitร . Ma รจ significativo notare la posizione che tale episodio (Lc 10,38-42) occupa allโ€™interno della narrazione lucana. Il testo segue la parabola del Samaritano (Lc 10,29-37) e precede lโ€™insegnamento di Gesรน sulla preghiera (Lc 11,1ss.). Ovvero: la nostra pericope si situa in mezzo a due domande rivolte a Gesรน. La prima domanda gli รจ rivolta da un dottore della Legge: โ€œChi รจ il mio prossimo?โ€ (Lc 10,29). La seconda richiesta gli รจ rivolta dai suoi discepoli: โ€œInsegnaci a pregareโ€ (Lc 11,1). Al crocevia di queste due domande che a volte, allโ€™interno di una visione ingenua e distorta ci porta a contrapporre caritร  e preghiera, azione e contemplazione, la pericope liturgica ricorda che lโ€™ascolto รจ ciรฒ che fa lโ€™unitร  tra queste dimensioni che sono le due facce della stessa medaglia.

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Amo e conosco il mio prossimo ascoltandolo e conosco e amo il Signore ascoltando la sua parola. Cosรฌ, il comando che ha preceduto il dialogo tra Gesรน e il dottore della Legge (โ€œAmerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stessoโ€: Lc 10,27) e ha portato Gesรน a narrare la parabola del Samaritano, trova il suo punto di unitร  nellโ€™ascolto. La fede e lโ€™amore si radicano nellโ€™ascolto. Il credente, cosรฌ come lโ€™amante, รจ colui che ascolta. E ascoltare รจ farsi dimora dellโ€™altro, accogliere in sรฉ lโ€™altro. Ascoltare รจ ospitare. Nella scena domestica che Luca narra sono presenti due sorelle. Marta รจ la figura forte che si comporta da โ€œpadrona di casaโ€ (il suo nome, in aramaico, significa โ€œsignoraโ€) e fa entrare Gesรน in casa.

Quindi il testo dice letteralmente che โ€œa lei era una sorella, di nome Mariaโ€. Ci potremmo chiedere: e lei era sorella per Maria? Maria trovava in lei una sorella? Maria, postasi a โ€œsedere ai piedi del Signore, ascoltava la sua parolaโ€ (Lc 10,39). Maria assume la postura discepolare dellโ€™ascolto che la rende serva di fronte a colui che รจ Signore. Marta compie numerosi e necessari servizi ma dissipandosi e lasciandosi totalmente assorbire in essi. E il suo servire si colma di risentimento verso la sorella fino ad esplodere in lamenti e accuse nei suoi confronti (โ€œMi ha lasciata sola a servireโ€: Lc 10,40) e in pretese verso Gesรน (โ€œDille che mi aiutiโ€: Lc 10,40).

Il suo fare dei servizi non la rende serva ma la lascia nella sua postura di signora e padrona sia verso la sorella che verso Gesรน. Nel dolce rimprovero che Gesรน le rivolge, il Signore afferma che la โ€œparte buonaโ€ (Lc 10,42) scelta da Maria รจ lโ€™ascolto. Lโ€™ascolto della parola del Signore che consente di far avvenire in noi la volontร  e il sentire del Signore stesso. Lโ€™ascolto dellโ€™altro che ci conduce allโ€™empatia nei suoi confronti. Un ascolto che ha questo di peculiare: che ogni giorno fa rinnovato e ricominciato. Proprio come avviene al Servo del Signore, che dice di sรฉ: โ€œogni mattina il Signore fa attento il mio orecchio perchรฉ io ascolti come i discepoliโ€ (Is 50,4).

Per gentile concessione del Monastero di Bose

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