Jankélévitch Vladimir – La morte

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CopertinaCos’è la morte – la morte di tutti e di ciascuno, la morte di sempre e quella marcata dai segni inquietanti del nostro tempo? Come penetrare in un evento tanto decisivo da incidere in profondo la nostra esistenza eppure tanto opaco da mettere in scacco ogni sapere volto a rappresentarlo? Sono queste le domande, brucianti ed estreme, che alla fine degli anni Cinquanta, a pochi anni dalla più grande apocalisse dell’epoca moderna, si poneva Vladimir Jankélévitch in un libro che giustamente Lévinas ebbe a definire “sconvolgente”. Sconvolgente per la radicalità con cui egli decostruisce tutti i dispositivi immunitari elaborati dal sapere occidentale nei confronti dell’Irriducibile; ma anche per l’acutezza di uno sguardo, affilato e obliquo, che taglia in maniera trasversale le grandi interrogazioni sulla morte, all’epoca affrontate da Heidegger e da Freud, da Blanchot e da Foucault, ma già prima da scrittori come Tolstoj e Rilke. All’interno di un grande scenario teorico, che spazia dall’antichità ai nostri giorni, la riflessione jankélévitchiana rivela una sorprendente attualità.

Dalla trasmissione “Uomini e Profeti” di Radio Rai 3

06/12/2009 – Letture ‘L’unica volta – Vladimir Jankélévitch di fronte alla morte’ con Enrica Lisciani Petrini 1a puntata ‘Il muro opaco

Il tema della morte nel pensiero del filosofo di origine russa, vissuto in Francia, Vladimir Jankélévitch: il capovolgimento del senso comune, la solitudine della morte, il desiderio di aiutare il morente, e la stessa impossibilità di farlo, le consolazioni religiose e quelle razionalistiche. In un continuo rimando alle grandi interrogazioni sulla morte affrontate da altri filosofi e scrittori, come Pascal, Tolstoj, Rilke, Ionesco, Heidegger, Freud e Foucault. Ne parliamo con la studiosa Enrica Lisciani Petrini nella prima di due puntate dedicate a Jankélévitch.

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