Il Vangelo del Giorno, 8 Aprile 2018 – Gv 20, 19-31

Il commento al Vengelo del
8 Aprile 2018 su Gv 20, 19-31

Prima settimana del Tempo di Pasqua – Anno II/B

  • Colore liturgico: Bianco
  • Periodo: Domenica
  • Il Santo di oggi: 2.a di Pasqua – S. Amanzio – P
  • Ritornello al Salmo Responsoriale: Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.
  • Letture del giorno: At 4, 32-35; Sal.117; 1 Gv 5, 1-6; Gv 20, 19-31
  • Calendario Liturgico di Aprile
Le letture del giorno (prima e Vangelo) e le parole di Papa Francesco da VaticanNews:

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

II Domenica del Tempo di Pasqua

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 8 Aprile 2018 anche qui.

Gv 20, 19-31
Dal Vangelo secondo Giovanni

19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». 24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». 26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». 30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 08 – 14 Aprile 2018
  • Tempo di Pasqua II
  • Colore Bianco
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 2

Fonte: LaSacraBibbia.net

LEGGI ALTRI COMMENTI AL VANGELO

Commento al Vangelo a cura dei Monaci Benedettini

Pace a voi!

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La Pace è il vero dono di Gesù Cristo; è la consegna agli apostoli che è alla base del loro mandato! È la pace di Cristo, non la pace umana come equilibrio di relazioni basate sull’interesse ed egoismo. Gesù, lo testimonia sempre l’evangelista San Giovanni, ha lasciato le bende nel sepolcro.

Quelle bende intrise del sangue e testimoni della sua Passione e Morte sono nella tomba ormai vuota. Lì avevamo rinchiuso Cristo, lì pensavamo di aver terminato la Sua e nostra storia. Il Cristo Risorto ha scoperchiato quella tomba, ha lasciato quelle vesti per una nuova vita. Ora Egli si presenta ai discepoli e mostra i segni della sua Passione sul suo Corpo.

La Passione di Cristo è ora legata alla sua Resurrezione. Le nostre debolezze, i nostri peccati sono sul Cristo Risorto; non li troviamo più nella sua tomba; fanno parte ormai della Sua vita nuova. È questa la sua pace: la trasformazione del male del mondo in opera di redenzione; è la sua Pasqua che va oltre i confini delle miserie umane e la sua Pace è opera di Dio e non di gabbie e sepolcri umani. La tomba rimane vuota perché in Cristo troviamo le Sue e le nostre sofferenze.

E in Lui, solo in Lui, abbiamo le risposte a tanti nostri interrogativi che rischiano di far rimanere la nostra vita in una tomba chiusa. È opera dello Spirito di Cristo, è opera affidata alla sua Chiesa e opera che serve per la nostra vita.

Accogliamo la pace di Cristo come segno di speranza nella fede e nella carità.

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