Questo brano del Vangelo di Luca ci mette davanti a una scena carica di tensione, quasi un “corto circuito” emotivo che avviene proprio nel luogo in cui Gesù è cresciuto.
È una pagina che parla direttamente alla nostra vita perché tocca un nervo scoperto: la difficoltà di accettare il cambiamento in chi ci sta vicino e la pretesa di “possedere” la verità o le persone. Gesù torna a casa, a Nazaret, e dice una cosa che i suoi concittadini non vogliono sentire: Dio non è una proprietà privata del “clan”.
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Citando Elia ed Eliseo, ricorda che la grazia di Dio spesso sceglie chi è fuori dal cerchio, chi è straniero, chi è “diverso”. È una provocazione fortissima. I vicini di casa di Gesù si aspettavano privilegi, miracoli “fatti in casa”, una sorta di esclusiva sul Messia. Invece, si sentono dire che Dio guarda altrove, guarda al cuore e alla fede, non alla carta d’identità o all’appartenenza religiosa.
Gesù ci mette in guardia dal pregiudizio. Quante volte etichettiamo le persone che conosciamo bene? Pensiamo di sapere già tutto di un amico, di un fratello o di un compagno. Facendo così, uccidiamo la novità che l’altro porta in sé. Nazaret non accetta il profeta perché lo vede ancora come “il figlio del falegname”.
Il messaggio per noi è: impara a guardare chi hai accanto con occhi nuovi, lasciati sorprendere, non chiudere le persone nelle gabbie dei tuoi ricordi.
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