La luce non viene per essere nascosta, ma per illuminare, eppure spesso la copriamo con la paura, con l’abitudine, con la tentazione di non esporci.
Gesù ci ricorda che ciò che è vero, prima o poi, chiede spazio, perché la luce non sopporta di restare sotto il letto delle nostre comodità o sotto il moggio delle nostre difese. Non si tratta di mettersi in mostra, ma di lasciare che ciò che Dio ha acceso in noi possa fare il suo lavoro silenzioso: illuminare.
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Nulla di autentico è destinato a rimanere segreto per sempre, perché la verità non umilia, libera, e ciò che viene alla luce non è per condannarci ma per renderci più veri. Per questo Gesù insiste sull’ascolto: fate attenzione a ciò che ascoltate, perché l’ascolto modella il cuore e decide la misura con cui viviamo.
La vita restituisce secondo la misura che scegliamo: chi si apre riceve ancora, chi custodisce con fiducia vede crescere, chi invece chiude per paura finisce per perdere anche ciò che aveva. La luce del Vangelo non chiede perfezione, ma disponibilità; non chiede di brillare da soli, ma di essere posti dove la luce serve.
E così, nel quotidiano, tra gesti semplici e scelte piccole, il Regno prende forma: una lampada accesa, un ascolto attento, una misura larga con cui lasciamo Dio operare in noi e attraverso di noi.
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